Sant'Andrea

Materiale tratto dalla pubblicazione: "La chiesa di S. Andrea di Castelferretti" riscoperta dalla scuola media "Montessori" a cura di A. Borgognoni, L. Carrera e M. Reitano con la collaborazione di S. Magnani e L. Tonelli


Chiesa di S.Andrea

Nel 1384 esisteva  una Cappella all'interno del castello dei Ferretti, dedicata al santo, titolo che già aveva una delle chiese appartenenti al Monastero di Castagnola oltre l’Esino. Con la Bolla del 17 agosto 1397, il Papa Bonifacio IX erigeva in parrocchia il territorio dei Ronchi, sotto il juspatronato dei conti Ferretti ai quali, come risulta dal testamento di Francesco Ferretti del 1414, spettava quindi l’incarico di nominare il parroco. Nel 1629 la chiesa fu ristrutturata ed ampliata, sempre all’interno del castello, a spese della famiglia Ferretti. Infine nel 1869, dimostratasi insufficiente per le esigenze del paese, venne demolita e successivamente ricostruita fuori le  mura del castello a lato della via pubblica utilizzando parte del materiale del vecchio edificio.

Il materiale utilizzato per la sua costruzione è il laterizio. Oggi la parte esterna presenta una facciata a capanna, un portale d'ingresso e una finestra.

Sulla parte superiore, file di mattoni a vista creano un effetto chiaroscurale.

La torre campanaria si erge a fianco della facciata e termina con una cuspide. Svariate cornici ne attenuano la verticalità, e sulla sua sommità, si aprono quattro finestre a tutto sesto.

Il suo interno, presenta una pianta rettangolare ed è ad una sola navata con copertura a botte, e a vela in corrispondenza delle finestre, si chiude con un'abside e soprastante catino.

I quattro altari laterali sono inseriti in delle nicchie voltate, l'altare maggiore è sopraelevato e decorato da un paliotto in marmo intarsiato (forse proveniente dalla chiesa più antica).

I fratelli Bedini di Ostra, nel 1926 vennero incaricati, di eseguire gli affreschi al suo interno, dal

parroco Mariano Montali.

 

Da uno scritto di don M. Natalucci (1926) per ricordare l’inaugurazione della Chiesa Parrocchiale rinnovata con lavori interni di restauro e di artistica decorazione

 

I fratelli Bedini di Ostra hanno fatto opera bellissima ed artistica sotto ogni rispetto. I primi ad attestarlo sono gli stessi paesani, i quali non è sempre così facile accontentare. Li ho visti spesso intrattenersi ad osservare minutamente i lavori, ed uscire a quando a quando in espressioni di meraviglia e di approvazione.”

“Ciò che colpisce a prima vista il visitatore è una magnifica Madonna nel cielo dell’abside. E’ una copia di un quadro di Giandomenico della Porta nel Duomo di Lucca. Ma direste che è l’originale tanto è perfetta e aggraziata la riproduzione.”

“Il soffitto a volta è di un effetto sorprendente: in mezzo al fine, vago disegno di linee, ricchi festoni, fregi dorati dai riflessi dorati, campeggiano le tre virtù teologali.

La Fede, una figura di donna, maestosa ed avvenente, col braccio sinistro sorregge la Croce, l’albero della vita, con la mano destra presenta il calice della salute, coll’Ostia Immacolata: è la rappresentazione del mistero più angusto della Religione, l’Eucarestia che è per eccellenza il mistero di fede, come lo ha chiamato Cristo stesso.

La Carità, un’altra figura di donna, dal volto atteggiato a pietà e compassione, che stringe teneramente fra le braccja due fanciulli ignudi. E’ l’immagine di quell’amore divino, infinito, universale, che Gesù è venuto ad accendere fra gli uomini, quella carità che S. Paolo dice longanime, paziente, benigna, mansueta, che gode con quelli che godono, che soffre coi sofferenti che si prodiga tutta a tutti.

Infine la Speranza, una giovane, seduta accanto all’ancora della salvezza, colle lacrime agli occhi, ma pur con il volto soffuso di un senso di pacatezza e rassegnazione: colle braccia incrociate, fissa il cielo in atto di preghiera.

“Il quadro di S. Andrea nella nicchia dell’altare maggiore, armonizza bene con tutto l’insieme. A destra di chi entra nel primo riquadro abbiamo la moltiplicazione dei pani: desta subito ammirazione la grande compostezza e varietà della scena e del paesaggio. Nel mezzo il Redentore dall’aspetto imponente ed ispirato all’intorno un gruppo di apostoli ed altri della moltitudine che contemplano attoniti il grande miracolo.

Seguono tre quadri sulla vita di S. Lorenzo, il glorioso diacono della Chiesa romana. Nel primo S. Lorenzo che distribuisce abbondanti elemosine ai poveri di Roma, nel secondo presenta al governatore i tesori della Chiesa, cioè i poveri e nel terzo l’atroce martirio del santo, bruciato su di una graticola.

Nella parete di fronte, tre quadri sulla vita di S. Stefano il protomartire del Cristianesimo. La ordinazione a diacono di S. Stefano fatta dagli Apostoli. S. Stefano viene presentato dinanzi al Sinedrio giudaico, come già Gesù qualche anno prima e condannato alla lapidazione. Il martirio: Stefano colle braccia sollevate, guarda estatico verso il Cielo, mentre i suoi persecutori lo aggrediscono spietatamente a forza di sassate.”

“Questi quadri, imitazione di quelli che si ammirano a S. Lorenzo al Verano in Roma, sono molto ben riusciti. Meritano attenzione la grande sobrietà e proprietà delle linee e dei colori, la gravità e naturalezza delle figure, piene allo stesso tempo di vita e di movimento, la nettezza dei contorni, il lusso signorile degli sfondi, scintillanti di ori e di belle prospettive.”


Con il bombardamento di Roma il 19 luglio 1943 da parte di bombardieri statunitensi, il ciclo di affreschi di Cesare Fracassini (Roma, 18 dicembre 1838 – Roma, 13 dicembre 1868) commissionati dallo stesso pontefice Pio IX nel 1864, realizzati a San Lorenzo al Verano andarono perduti. Quelli della chiesa di Castelferretti dei fratelli Bedini, ne costituiscono pertanto l’unica copia esistente.


 

“E’ di buon gusto anche il quadro, a sinistra dell’abside, che ritrae il risanamento dei due ciechi del Vangelo. Geniale e di squisiti lineamenti è il profilo del Signore. Il Dio della luce circonfuso di splendore, cinto di candida veste, emana da tutta la persona un profumo di dolcezza e di soavità, mentre ridona la vista ad uno dei disgraziati.”

“Se esaminiamo il lavoro nel suo complesso non rimaniamo meno soddisfatti, anzi meglio apprezziamo la ricca decorazione, con tutto il gioco di riflessi luminosi e di ombre, con l’intreccio di linee e di fasce chiare o cupe, di stelle brillanti di oro con la fuga di festoni e fregi ornamentali, fino al panneggio delicato a mo’ di arazzo negli specchi e al colorito marmoreo dei pilastri. In questo non possiamo non ammirare l’abilità e l’accorgimento degli artisti.

Se dovessimo giudicare il lavoro, diremmo, che esso allo splendore e al fascino della decorazione del Rinascimento, congiunge tutto il gusto, la gaiezza e semplicità della decorazione moderna: non pesantezza di linee, non mostruosità di forme, non sovrabbondanza di tinte, non ricercatezza o capricciosa affettazione di disegno e di immagini: ma un tutto elegante, serio, sfavillante di luce, pieno di castigatezza, di freschezza e di vivacità.”

“Una cosa manca ancora alla nostra Chiesa, una facciata un po' più decente. Ma quello che non abbiamo potuto fare noi, lo faranno i posteri. Intanto sia resa degna lode all'esimio Parroco D. Mariano Montali a cui si deve l'iniziativa dell’opera, ai pittori Bedini che ci hanno servito da veri alunni delle muse; grazie infine a quelli che hanno contribuito finanziariamente, alle spese non indifferenti, anzi davvero sontuose. Ma confidiamo ancora nel cuore delle buone e liberali persone, le quali sanno bene che al giorno d'oggi non siamo più ai tempi di Michelangiolo Buonarroti, quando un artista, valente come lui, si pagava 17 soldi al giorno.”

 

Pregevoli sono le tele che raffigurano "Sant'Antonio Abate" di Godeardo Bonarelli (1806- 1895), quella che ritrae "San Giuseppe falegname" di Mario Pesarini , quella di "Sant'Andrea" di Dario Santini e la "Madonna degli Artieri", copia del Tiziano di Angelo Mencucci.

Di ottima esecuzione sono le statue lignee che rappresentano il Sacro Cuore di Cristiano Delagi, Santa Caterina e Santa Petronilla di Goffredo Moroder (artisti operanti in Valgardena).

Notevole è l'organo di origine settecentesca di cui Marco Fratti scive:

Costruito dall'organaro Pietro Nacchini, proviene dal vicino paese di Monte San Vito, come documentano le scritte originali "Monte S. Vito" vergate a china dal costruttore sulle tavole delle catenacciature, sul somiere e in altre parti dello strumento. Collocato attualmente in cantoria soprala porta di ingresso, è racchiuso in un'elegante cassa lignea addossata alla parete della controfacciata, decorata con laccatura policroma e festoni ai lati delle paraste. Le caratteristiche dello strumento originale erano le seguenti: prospetto costituito da 23 canne in stagno del Principale disposte a cuspide con ali laterali, piedi allineati e labbro superiore a scudo. La canna maggiore corrisponde al SOL. Anteriormente sono collocati i Tromboncini Bassi e Soprani. Canne e Tromboncini sono collocati su apposito zoccolo rialzato costruito in legno di noce. La Tastiera ha 45 tasti (Do1 - Do5) con prima ottava corta. La Pedaliera ha 17 pedali (Do1 - Sol2), "a leggio", costantemente unita alla tastiera. Alla seconda ottava suonano i primi quattro tasti cromatici mentre i diatonici da Do2 a Sol2 sono collegati meccanicamente al ventilabro dell'ottava inferiore. L'ultimo pedale aziona il Tamburo. La Registrazione è costituita da 17 pomelli a tiro posti in colonna a destra della tastiera corrispondente ai seguenti registri (i numeri tra parentisi indicano la posizione del registro sul somiere a partire dalla facciata):

(3) Principale Bassi (da Do1 a Fa1 in legno sempre inserite, da Sol1 in facciata)

(4)Principale Soprani

(6) Ottava (da Do1 a Fa1 in legno)

(9) Quintadecima

(10) Decimanona (rit. Fa4)

(11) Vigesimaseconda (rit. Do4)

(12) Vigesimasesta (rit. Fa3 e 4)

(13) Vigesimanona (rit. Do3 e 4)

(14) Trigesimaterza (da Do1 a Fa2)

(15) Trigesimasesta (da Do1 a Do2)

       Contrabbassi (16' aperti, Do1 a Si1 più i primi 4 cromatici della seconda ottava)

(5) Voce Umana (da Re3, calante)

(8) Flauto in Duodecima (a cuspide da Do1 a Do5)

(7) Cornetta (a cuspide, da Re3)

(2) Tromboncini Bassi

(1) Tromboncini Soprani

      Tamburo

Tirapieno a manovella 12 canne di Contrabbasso: 8 canne per la prima ottava più i primi quattro cromatici della seconda.

Somiere maestro a tiro con 15 stecche e 45 ventilabri, costruito in noce. Sul pavimento della secreta sono collocati i 4 ventilabri per le prime canne del principale che sono quindi sempre inserite.

Somiere per i contrabbassi, collocato sul fondo della cassa, con disposizione delle canne ad ala, costruito in larice e abete, con 15 ventilabri di cui 3 azionati simultaneamente sulle canne La1 - Sib1 - Si1 per il tamburo all'ultimo pedale.

Impianto di alimentazione costituito da due mantici a cuneo sollevabili mediante corde e carrucole, installati all'esterno della cassa sul lato sinistro.

Lo strumento venne forse trasferito nella collocazione attuale con ogni probabilità dagli organari Odoardo e Alceste Cioccolani di Cingoli nel 1887, circa venti anni dopo la costruzione della chiesa. Sul corpo del Sol1 dell'ottava si legge infatti: "Odoardo ed Alceste (figlio) Cioccolani da Cingoli Restaurarono in agosto 1887"

Nel 1908 Alceste Cioccolani restaurerà di nuovo l'organo, lasciandone memoria scritta sempre sul corpo del Sol1 dell'ottava: "Di nuovo restaurato da Alceste nel giugno 1908"

Nel 1921 l'organo subì un nuovo restauro ad opera di Cerilli Ercole e Antonio. Tale intervento è documentato da due scritte graffite sui corpi del La1 e del Sib1 dell'ottava. Sul La1 si legge: "Restaurato nell'anno 1921 da Cerilli Ercole e Antonio (nepote) Fabbricanti d'organi ...... per la somma di lire 65"

Probabilmente fu in occasione di questi tre interventi che lo strumento subì alcune rilevanti modifiche e manomissioni. Senza la conferma di documenti d'archivio è al momento difficile stabilire quale intervento risalga al 1887, quale al 1908 ed infine al 1921, essendo quelli tempi in cui gli strumenti meccanici classici venivano "modernizzati" per adattarli al gusto musicale corrente e nell'intento, vano, di migliorarne le prestazioni foniche e meccaniche. In questo caso gli interventi di riforma furono i seguenti:

  • Eliminazione dell'originale tastiera dotata di 45 tasti con estensione da Do1 a Do5 e prima ottava corta, sostituita da una tastiera con 49 tasti quindi con estensione da Do1 a Do5 con prima ottava cromatica
  • Aggiunta di una piccola catenacciatura per richiamare i primi quattro cromatici dalla seconda ottava alla prima
  • Sostituzione delle canne originali della Trigesimasesta (13 canne da Do1 a Do2) con canne di ripiego di fattura industriale
  • Trasformazione del registro di Voce Umana in un Flauto in Ottava Soprani tagliando a metà i corpi delle canne
  • Rifacimento parziale o totale di tutta la tiranteria originale
 

In occasione dei lavori di straordinaria manutenzione e restauro della chiesa, sono stati effettuati  meticolosi rilievi a seguito dei quali abbiamo oggi dei disegni molto interessanti riguardanti: prospetto dell'abside, della parete di ingresso, della laterale dx e della laterale sn.