Il castello - Il Castello Pagina 2

 

Il Ferretti, a ricordo di questa costruzione, fece incidere sopra l'arco d'ingresso lo stemma del suo casato, aggiungendo al cimiero il leone, che tiene nelle branche il giglio e la spada, insegna che gli era stata concessa dalla Repubblica fiorentina per le benemerenze acquistate come Podestà nel 1374.

Inizialmente lo stemma dei Ferretti era formato da uno scudo con due bande rosse in campo d’argento, sormontato dal cimiero con al centro una trota. Successivamente da Francesco Ferretti fu aggiunto il leone e nel XVI secolo allo scudo venne accollata l’aquila bicipite imperiale e quindi per concessione di Pio IX furono aggiunte due chiavi con la basilica Pontificia.

 

 

Altre varianti furono apportate negli ultimi tempi dal duca Ferretti che sotto lo stemma pose una lapide con la seguente iscrizione:

 

 

 

HOC CASTRUM FACTUM FUIT

PER NOBILEM ET MAGNIFICUM MILITEM DOMINUM

FRANCISCUM DE FERRETTIS DE ANCONA

MCCCLXXXVI

 

Le caratteristiche della rocca corrispondevano naturalmente alla architettura militare del tempo, soprattutto per quanto riguarda i vari ordini di feritoie o piombatoi, che appaiono nei quattro lati dell'edificio e nel punto d'innesto delle torri. Rimangono ancora le tracce delle merlature, che coronavano l'intera costruzione e che furono soppresse nelle successive trasformazioni.

 

E’ il caso intanto di notare che mentre Ancona, nel 1382, dopo la triste esperienza fatta con Luigi D'Angiò, distruggeva, a furore di popolo, l'imponente e artistica rocca di S. Cataldo, provvedeva a breve distanza alla ricostruzione della rocca di Fiumesino per la difesa dei suoi confini e consentiva ai Ferretti di costruire un proprio castello.

 

Francesco, condotta a termine l'opera, chiedeva a Bonifacio IX il riconoscimento ufficiale della sua signoria, tenuta già di fatto dalla sua famiglia. Il Pontefice, anche in segno di gratitudine per la fedeltà dimostrata da tutta la famiglia alla Chiesa, gli concedeva nel 1396 l'investitura col titolo di conte di Castelfrancesco, che i suoi eredi mutarono in Castelferretto o dei Ferretti. Si costituiva così un feudo indipendente dalla giurisdizione del Comune di Ancona, sotto l'alto dominio della Chiesa.

 

Nel castello era stata costruita una cappella dedicata a S. Andrea, titolo che già aveva una delle chiese appartenenti al Monastero di Castagnola, oltre l'Esino. Con la Bolla del 17 agosto 1397 Papa Bonifacio IX erigeva in parrocchia il territorio dei Ronchi, sotto il giuspatronato dei conti Ferretti.

 

Alla morte di Francesco Ferretti, la contea passò ai suoi eredi, cioè ai figli Liverotto e Francesco, e ad evitare che gravi dissensi sorgessero fra i numerosi rampolli, venne scelto ogni sei mesi un governatore del castello e capitano delle milizie, il quale era eletto da un consiglio di famiglia di cui facevano parte i maggiori ai 25 anni.

 

Il castello dei Ferretti divenne un sicuro rifugio e un valido mezzo di difesa in tutte le lotte che si svolsero nel sec. XV, soprattutto durante l'invasione di Francesco Sforza, che aveva posto la sede della sua signoria a Jesi, e nelle sanguinose contese fra gli altri condottieri del tempo, come Sigismondo Malatesta e Federico di Urbino. Gli stessi Ferretti se ne avvantaggiarono nei gravi contrasti, che ebbero luogo con le famiglie Fatati, Pisanelli e Vigilanti di Ancona, quando un Pietro Ferretti, figlio di Liverotto e fratello del Beato Gabriele dell'Ordine dei Minori Osservanti, favorito dall'antipapa Giovanni XXIII, fu eletto Vescovo di Ancona.

 

Il Ferretti, osteggiato dal Comune della città, che sosteneva il Vescovo legittimo Vigilanti, poté prendere possesso dell'Episcopato, temporaneamente, per l'intervento diretto di Giovanni XXIII e di Ladislao Re di Napoli. Alla fine dello scisma il nuovo papa, Martino V, per sedare le discordie tra le varie famiglie, mentre riconosceva regolare la nomina del Vigilanti, trasferiva il vescovo Ferretti ad Ascoli e riconfermava alla sua insigne famiglia i privilegi della contea.

 

Lo storico Leoni narra che le milizie del castello riportarono un brillante successo d'armi contro le forze di Jesi, il 13 maggio del 1513, durante la guerra per le terre di confine. Secondo Lando Ferretti, storico della città di Ancona, partecipò alla lotta anche la colonia degli Albanesi, che dimorava a Castelferretti, tendendo un'imboscata agli Esini che portavano bestiame e vettovaglie a Montemarciano.

 

Non è da meravigliarsi che presso il Castello dei Ferretti vi fosse una colonia di Albanesi, perché molti abitanti dell'altra sponda erano emigrati per non cadere sotto l'oppressione dei Turchi. Gruppi di Albanesi e di Schiavoni, avevano preso stabile dimora presso il Poggio, Sirolo, Massignano e specialmente Camerano. L'esodo alle volte era dovuto all'infierire delle epidemie.