Il castello - Il Castello Pagina 3

 

Nel castello si dovettero prendere severe misure precauzionali, in occasione del passaggio delle truppe di Francesco Maria della Rovere, che era irritato con Ancona per non avere tenuto fede alle capitolazioni e per non aver pagato le taglie imposte al Comune.

 

I Ferretti si presero cura del territorio della contea, facendo bonificare i campi e costruire chiese, case e pozzi per i loro sudditi e alcune ville per i numerosi membri della famiglia. Stando ad una data, che ancora si legge in una vera di pozzo, nel 1504 fu eretto sull'alto di Monte Domini il vasto palazzo, ancora esistente, pur ridotto negli ultimi tempi, per incuria dei proprietari, allo stato di abbandono.

 

 

 

Si attribuisce all'iniziativa di Francesco Ferretti, uno dei più illustri personaggi della famiglia, vissuto tra il 1525 e il 1593, la costruzione nel borgo di un casino con due logge e con giardino e di una cappella in onore di S. Stefano, patrono dell'ordine cavalleresco

 

La Villa di Monte Domini richiama nelle sue forme, semplici e robuste, specialmente per le mensole sotto i tetti e lo stile delle finestre, la villa Ferretti, ancora esistente nel viale della Vittoria di Ancona e attribuita a disegno di Antonio da Sangallo, il giovane. L'edificio internamente è stato rinnovato all'inizio del Settecento con elementi decorativi tra il barocco ed il neoclassico. Secondo una iscrizione, conservata sopra l'ingresso, risulta che il 24 settembre del 1711 Raimondo Ferretti, figlio di Cesare Ferretti e Arcivescovo di Ravenna, dedicò una Cappella a S. Raimondo, di cui sull'altare esisteva una tela, recentemente scomparsa.

 

 

 

I rapporti con Ancona non erano sempre facili e amichevoli anche perché i Ferretti si consideravano completamente esenti dalla giurisdizione del Comune, in virtù dei privilegi concessi dai Pontefici. Le più gravi questioni riguardavano la ripartizione dei pesi camerali. Una grossa controversia sorse in proposito verso la metà del sec. XVII. La lite fu dibattuta a lungo presso la Congregazione del Governo, che riconosceva giuste le ragioni dei Ferretti. A sua volta Ancona sosteneva che aveva di fatto sempre esercitato la sua autorità sul castello e non poteva lasciarsi sfuggire i contributi di una terra che per la sua fertilità si poteva considerare il proprio granaio e che per la sua ubicazione aveva una grande importanza nei rapporti con gli altri Comuni. La causa si protrasse ancora per molti anni finché nel 1693 si pose termine alla contesa con una transazione, obbligandosi i Ferretti a pagare le imposte camerali.

 

Nel I760 i Ferretti rivendicarono il diritto di tenere le carceri presso il castello, custodito da un Vicario e da un presidio; nel 1765 si rifiutarono di sottoporsi alle imposte straordinarie, in base alla transazione già conclusa.

 

 

 

Nel Seicento le strutture del Castello subirono profonde modifiche, come si può rilevare da una rappresentazione sommaria dell'edificio, che, a titolo simbolico, è stata riprodotta in un quadro, ove è tracciato l'albero genealogico dei Ferretti. Si deve notare, a questo proposito, che già fin dal Quattrocento il Casato era diviso in vari rami, di cui il più antico e facoltoso era naturalmente quello che risiedeva nel castello. Non meno considerevoli e abbienti erano i Ferretti, a cui apparteneva il Palazzo del Guasco, costruito all'inizio del sec. XVI e ora sede del Museo nazionale.

 

 

 

Questi avevano le loro proprietà nel castello e nel territorio di Varano. In Ancona i Ferretti disponevano di altri palazzi.

 

 

 

Da quanto risulta, nelle trasformazioni del Seicento, il Castello perdette le sue caratteristiche di fortezza militare con la sopraelevazione di alcuni muri perimetrali all'altezza delle torri dalla parte di nord-ovest con la soppressione delle merlature e con la costruzione di alcune case e casette all'interno, per uso di abitazione e per altri servizi. Conservò invece sostanzialmente la sua originaria fisionomia la parte di sud-est, con i due torrioni agli angoli e la torre centrale che fu dotata di un'edicola con due campane.

Nel 1629 fu ricostruita ed ampliata nell'interno del castello la Chiesa parrocchiale.

È noto che fuori del castello, nell'aperta campagna, a distanza di circa 400 metri, esisteva una seconda Chiesa, dedicata a S. Maria della Misericordia.