Il castello - Il Castello Pagina 4

 

Francesco Ferretti, nella sua "Pietra del paragone" ci fornisce alcune interessanti notizie sulla vita del castello, durante il Seicento: egli ci informa che le condizioni ambientali erano migliorate sensibilmente per la coltura del terreno, resa più fertile e abbondante di grani e per le arborature e per le vigne, di cui era stato ornato il colle di Monte Domini e per la fabbrica di molte abitazioni, per cui il numero dei fuochi era aumentato fino a 121 con 610 anime. Oltre alla trasformazione avvenuta nel castello ad uso degli abitanti, nei suoi dintorni si era formato una specie di sobborgo ma gran parte della popolazione abitava in campagna, che era divisa in diverse contrade, quasi tutte proprietà della famiglia Ferretti. Fino a pochi anni or sono una parte dell'abitato nei pressi del castello era chiamato il borgo. Secondo il catasto gregoriano del 1816, la Chiesa appare sita a destra, nell'interno del castello; il borgo si sviluppa specie nel lato di nord-ovest.

 

Nel Seicento il ramo di Castelferretti entrò in possesso del Palazzo presso S. Domenico, che precedentemente apparteneva ai Ferretti del ramo di Via Guasco, perché nel 1616 fu venduto a Pantasilea Leopardi, che si sposò con un Ferretti del ramo del castello: da allora questi furono chiamati anche i Ferretti di S. Domenico.

 

I Ferretti si distinsero sempre per la loro intensa attività nei vari campi, come letterati, cultori di storia, di diritto ma specialmente come esperti e valorosi uomini d'arme. Perciò nel loro castello cercavano di dare vita alle manifestazioni culturali, alla lavorazione dei campi, agli scambi commerciali e ci tenevano anche ad avere il loro gruppo di armati per la difesa e la sicurezza della popolazione e delle loro proprietà. Il castello conduceva una vita sua propria, regolata da norme speciali e da tradizioni: in occasione della Pentecoste e nei sette giorni seguenti aveva luogo una grossa fiera, con la franchigia dai dazi e dalle gabelle. (Forse la vecchia denominazione di Via della Franca derivava dalla zona destinata alla fiera franca. Nel catasto gregoriano del 1816 questa zona appare ancora disabitata e occupata dalla strada verso il mare).

 

La custodia era affidata ad un presidio militare di circa 100 uomini, provenienti, da varie parti e spesso irrequieti e sanguinari.

 

 

 

La signoria dei Ferretti durò indisturbata fino all'occupazione francese, quando il nuovo regime democratico e rivoluzionario soppresse non solo i titoli nobiliari ma anche i diritti baronali, incamerando le proprietà feudali e imponendo gravissime contribuzioni.

 

Risulta che Raimondo Ferretti, governatore della contea, fu sottoposto dal tribunale rivoluzionario a gravi umiliazioni e per pagare le onerose contribuzioni fu costretto a consegnare agli improvvisati padroni oggetti di grande valore.

 

Dopo la restaurazione, Raimondo fece del tutto per tornare in possesso dei suoi beni, aggravandosi di debiti, ma non ebbe più la giurisdizione sul castello, che dal 1816 divenne comune appodiato di Falconara, con amministrazione autonoma.

 

Alla morte del conte Raimondo Ferretti, avvenuta nel 1838, il marchese Venanzio Torsiani di Montemarciano, che ne aveva sposato la figlia Elisabetta, assumendo il peso degli enormi debiti contratti dal suocero, si aggiudicava il possesso della tenuta di Monte Domini, della villa, delle abitazioni del castello e del Palazzo di S. Domenico in Ancona. Molti possedimenti, dopo la morte di Elisabetta, nel 1840, furono ceduti ad altri proprietari: i conti Ricotti acquistarono Monte Domini con parecchi fondi rustici, i marchesi Nembrini una parte del castello, con altri fondi rustici.

 

L'ultimo erede per via femminile fu il conte Raimondo Mengoni-Ferretti, che aveva sposato Laura Martelli, di origine toscana, e possedeva una villa, a pochi passi dal castello, sulla via di Monte Domini, oggi trasformata per volontà degli ultimi proprietari, eredi del benemerito Sacerdote Mons. Serafino Sartini, in Asilo infantile.

 

Il Palazzo di S. Domenico, come si è detto, è stato ceduto negli ultimi tempi al Municipio di Ancona per la civica Biblioteca.

 

Recentemente il glorioso ramo dei conti di Castelferretti si è completamente estinto e le ultime proprietà, consistenti in alcuni fondi rustici, sono state lasciate per opere di beneficienza. Unica, ma valida testimonianza della secolare signoria, sono i resti dell'avito castello con le sue torri monumentali.

 

Il paese attuale, per il rispetto delle antiche tradizioni, per l’amore alla terra e al lavoro e per lo spirito di viva operosità ed autonomia, è degno erede dell’antico castello dei Ferretti, che si distinsero per il loro valore guerriero, per le loro molteplici attività e per la saggezza del loro governo.