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Valleremita

Valleremita - Eremo di S. Maria di Valdisasso - Fabriano

Poco sopra l'abitato di Valleremita, nella piccola valle creata dal congiungersi dei monti  Puro e Rogedano si trova questo luogo ricco di storia che ben nasconde i suoi fasti passati. E' detto volgarmente Romita o Romitella.

Inizialmente castello feudale (VII-XI secolo) della famiglia Sassi, da cui parrebbe derivare il toponimo Valle saxa o Valle saxi, divenne quindi monastero benedettino femminile a seguito della donazione da parte dell'ultimo discendente della famiglia, Alberto.

Sul finire del secolo XIII le religiose, a causa delle frequenti scorribande di ladri e banditi nella zona,  abbandonarono questa residenza montana, conservandone però la proprietà, e si trasferirono a Fabriano fuori la porta del Piano.

La tradizione vuole che nel 1210, e una seconda volta nel 1215, qui dimorò San Francesco di Assisi, lasciando tracce di queste soste nelle leggende del luogo; negli anni a seguire vi soggiornarono per penitenza altri religiosi francescani, fra cui i fabrianesi B. Ranieri e il B. Francesco Venimbeni.

Nel 1344 i frati minori domandarono quindi invano al legato pontificio la proprietà dello stabile.

Finalmente, nel 1405, il vescovo di Camerino dichiarò soppresso il monastero benedettino e Chiavello Chiavelli, signore di Fabriano, poté acquistare per 172 ducati d’oro il romitaggio e concederlo in uso e in seguito in proprietà ai Minori Osservanti che lo restaurarono e l'ampliarono facendone il convento più importante della regione. Vi dimorarono S. Bernardino da Siena (1433), S.Giovanni da Capestrano (1450) e S. Giacomo della Marca (1456). Anni addietro erano ancora esistenti le celle di S. Bernardino e S. Giacomo: erano state trasformate in cappelle nelle quali si leggevano le iscrizioni: "Hic Bernardinus, almus stupor Observantiae, habitavit" (Qui Bernardino, fulgida stella dell’Osservanza, abitò) e "Hic, Picenorum gloria, sertum paupertatis, Jacobus habitavit" (Qui, Giacomo, gloria dei Piceni, tesoro di povertà, abitò).

Nel XVII secolo il convento subì un generale rinnovamento che ne determinò probabilmente il definitivo e più recente aspetto.

Dal 1865, anno in cui fu soppresso, passò attraverso diversi proprietari. La conseguenza fu che il luogo venne abbandonato, dissacrato e ridotto a casa colonica e stalla.

Tale pala,  rappresentante l’incoronazione della Vergine con i santi Girolamo, Francesco, Domenico e Maria Maddalena, dipinta per questo monastero da Gentile da Fabriano e sottratta dalle truppe francesi durante la dominazione napoleonica (1811), si conserva oggi nella pinacoteca di Brera a Milano.

Tra queste antiche mura si trovava anche l'urna sepolcrale con i resti di Chiavello Chiavelli e della moglie Lagia: riportata nel 1966 dai Frati Minori che restaurarono in parte la struttura, fu poi di nuovo trasferita cautelativamente e per interessamento dello storico Carlo Canavari nella vicina chiesa di Camporege.

Il luogo, che ospitò 4 santi e più di 60 tra beati e venerabili, è tuttora frequentato dai francescani che vi hanno di recente reinsediato una piccola comunità eremitica. I frati usano chiamarlo "La Porziuncola delle Marche" : come la Porziuncola di Assisi fu la culla del francescanesimo, così la Romita, fu la culla dell'ordine francescano nelle Marche.

Il 21 settembre 2009 la Giunta della Regione Marche ha approvato il progetto di recupero dell'intero complesso che ne prevede la riqualificazione e valorizzazione anche attraverso il consolidamento e la ricostruzione delle porzioni crollate.

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