{"id":4381,"date":"2022-08-22T15:35:53","date_gmt":"2022-08-22T15:35:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.castelferretti.it\/?p=4381"},"modified":"2022-08-25T17:22:26","modified_gmt":"2022-08-25T17:22:26","slug":"lino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.castelferretti.it\/index.php\/2022\/08\/22\/lino\/","title":{"rendered":"Lino"},"content":{"rendered":"<p><strong>MONTE CATRIA &#8211; UNA STORIA<\/strong><\/p>\n<p>di Stefano Cioppi<\/p>\n<p>Parlare di <a href=\"http:\/\/castelferretti.it\/images\/libri\/balza.jpg\">Lino LIUTI<\/a> (Castelferretti 22.03.1947 \/ Monte Catria 13.03.1988) \u00e8 come raccontare un pezzo di vita, della Sezione di Pesaro e mia e insieme fissare, magari semplicemente su un foglio di carta, qualcosa che ha avuto i caratteri di un&#8217;apparizione o di una meteora forse, un fenomeno &#8220;energetico&#8221; intenso e brevissimo, una scossa profonda e folgorante che ti segna, ti cambia per sempre.<br \/>\nSono trascorsi quasi 12 anni da quel 13 Marzo 1988; da allora, da quel doloroso necrologio in memoria di Lino e Sergio, non ho pi\u00f9 scritto nulla su di Lui, sulla Sua vicenda pesarese, sul gruppo che si raccolse e coagul\u00f2 allora, in modo cos\u00ec naturale e spontaneo, attorno alle Sue idee ai Suoi progetti, tanti e ancora di pi\u00f9.<br \/>\nFaccio fatica a riordinare i pensieri, tutto mi scorre in testa e negli occhi ad una velocit\u00e0 alterata, senza pause, inizio e fine si confondono\u2026 Mi appoggio alla pila dei diari e mi circondo delle immagini di quegli anni, degli articoli di giornale, delle riviste di allora.<br \/>\nCome avrebbe varcato, Lino, ragazzo di cinquant&#8217;anni affascinato dall&#8217;anno mille, questa soglia di terzo millennio? L&#8217;avrebbe fatto come si salta nel futuro, con la naturalezza del ragazzo, Lui che coltivava la storia con tanta passione ed il proprio passato con altrettanta riservatezza.<br \/>\nPochi in Sezione a Pesaro, quando vi giunse nel 1985, conoscevano Lino, la Sua brillante attivit\u00e0 alpinistica, il Suo grande bagaglio di conoscenza ed esperienza.<br \/>\nLa Sezione festeggia il proprio decennale, tutto il Direttivo \u00e8 schierato per la foto con Walter BONATTI, Lino si intravede in ultima fila; siamo ancora pochi, alcuni amici, quel bollino ad unirci, sullo sfondo la Montagna.<br \/>\nLino si inser\u00ec con discrezione in quella ristretta cerchia di Soci; sfruttando le informazioni ricevute da Teresa e dalle poche conoscenze precedenti, tra cui alcuni ex allievi dei corsi svolti in quel di Jesi, contatt\u00f2 diverse persone, in poco tempo le raccolse attorno a s\u00e9 \u2026 sotto una parete: nessuno di noi era mai riuscito a far tanto.<br \/>\nNella primavera dell&#8217;85 Lino dirigeva il 1\u00b0 Corso di Roccia della nostra Sezione. Ho sotto gli occhi quell&#8217;elenco di nomi: ci sono coppie gi\u00e0 formate, cordate spesso sconosciute alle altre, giovani e meno giovani, alpinisti &#8220;ortodossi&#8221; e sportivi &#8220;semiliberi&#8221;, un&#8217;Armata Brancaleone \u2026. con in testa un progetto comune!<br \/>\nDedic\u00f2 un anno intero ai Suoi Aiuto-Istruttori, l&#8217;entusiasmo pragmatico chiuso nelle agendine; e cos\u00ec appuntamenti, uscite, Sibillini, Rossa e Frasassi, Conero e via fino alla costituzione di un vero e proprio Gruppo Roccia, come volle chiamarlo. Ne venne eletto, un&#8217;ovvia acclamazione, Responsabile: era il 29 Agosto 1986. I primi allievi spesso al seguito, iniziammo una sorta di campagna esplorativa di tutto il verticale della nostra provincia; senza un piano apparente, in realt\u00e0 battemmo, divertendoci come bambini, ogni genere di balza e quasi ogni anfratto delle nostre alte valli, dal Montefeltro ( Perticara, Pennabilli, Maiolo, Sassi di Simone e Simoncello ) al Corno di Catria, passando per il Nerone e la Balza della Penna.<br \/>\nInfine il Furlo: la Gola certamente affascin\u00f2 Lino; probabilmente vi ritrov\u00f2, come fosse proiettato indietro nel tempo, l&#8217;atmosfera familiare dei canyons di &#8220;casa Sua&#8221;, con il valore aggiunto, nella sua grande parte, del non violato.<br \/>\n&#8211; Lo vedo, vedo alcuni di noi l\u00e0, sotto un minaccioso segnale stradale, sui volti quell&#8217;espressione di serena eccitazione che sempre accompagna i momenti della &#8220;scoperta&#8221;.<br \/>\nE&#8217; la primavera dell&#8217;87, il giorno di Pasquetta per l&#8217;esattezza, quando Lino, calzate le &#8220;mitiche Tepa&#8221;, sale lo spigolo di quella bella pala rocciosa che si sporge sulla diga dell&#8217;Enel all&#8217;imbocco della Gola del Furlo; pochi metri di salita che aprivano un&#8217;epoca nuova per l&#8217;arrampicata nel nord delle Marche. Al Fosso del R\u00ec nasceva la prima palestra del pesarese: oggi vi si arrampica, grazie ovviamente ad una nuova, adeguata attrezzatura degli itinerari, moltiplicati nel numero e diffusi anche su altre strutture vicine, fino ai massimi gradi della scala francese.<br \/>\nNon aspettammo di perderLo per chiamarla SassoLino.<br \/>\nDal Gennaio di quell&#8217;anno Lino era anche divenuto il mio Capo Squadra, essendo riuscito a realizzare l&#8217;ingresso, negli organici della Stazione di Jesi del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, di una squadra formata da volontari pesaresi. Riannod\u00f2 cos\u00ec antichi legami personali, rinsald\u00f2 vecchi rapporti ma, soprattutto, lanci\u00f2 un ponte tra l&#8217;acerba ma promettente realt\u00e0 pesarese e gli ambienti &#8220;storici&#8221; dell&#8217;alpinismo marchigiano; gradualmente, con la circospezione degli ultimi arrivati, ci facemmo dunque conoscere nella regione, anche attraverso le realizzazioni che, stagione dopo stagione, andavamo concretizzando sulle pareti &#8220;di casa&#8221;.<br \/>\nLino era contento, sempre straordinariamente motivato; ricordo una sera di Settembre, un tramonto al termine di una giornata di esercitazione con gli amici jesini, in una Gola della Rossa ormai deserta mi guid\u00f2 sulla Sua via pi\u00f9 nota e pareva sfiorasse la roccia, come la brezza carezzava le chiome protese dei lecci.<br \/>\nIn quell&#8217;autunno poi, Lino coordinava con successo (pareva non possedesse pi\u00f9 il titolo per dirigerlo ufficialmente) il 2\u00b0 affollatissimo Corso di Roccia sezionale; nonostante gli accidenti burocratici cui ho fatto cenno, Lino era soddisfatto: la partecipazione dei ragazzi lo aveva entusiasmato, gli Aiuti avevano funzionato, diverse uscite si erano svolte sulle nostre pareti e poi, al termine delle lezioni, tutti ad appendersi su qualche &#8220;progetto&#8221; interrotto. Quel fervore contagioso si diffuse ancora ed il Gruppo crebbe tanto che la vecchia, piccola sede sezionale risult\u00f2 insufficiente, a volte, per ospitare le nostre animate riunioni.<br \/>\nFurono mesi di vagabondaggi. Non ero gi\u00e0 pi\u00f9 un ragazzo, allora, avevo passato i trent&#8217;anni ma mi ritrovavo a seguire Lino con una sorta di pacata docilit\u00e0, nell&#8217;intimo una strana mescolanza di sentimenti: rispetto, ammirazione, desiderio di emulazione, una soffocata ma crescente spinta competitiva. Autodidatta com&#8217;ero in cose di montagna avevo finalmente trovato, in Lino, un fratello maggiore, che non avevo avuto, ed un Maestro e Lui esprimeva costantemente, col Suo agire, una innata vocazione a comunicare, a trasmettere, ad insegnare.<br \/>\nMi rivolge le spalle, sospeso su quel traverso, vere scarpette da arrampicata (una rarit\u00e0) ai piedi, studia il passaggio ma \u00e8 come un guardare lontano, nella valle aperta: \u00e8 la prima volta che mi invita a tirare da primo, Lui dietro a fare sicura, poi ci alterniamo fino in cresta ma io,&#8221; la mia cima&#8221; , l&#8217;avevo toccata da subito, fin da quel ghiaione!<br \/>\nLa stessa parete per\u00f2, anche l&#8217;arrampicare erano, per Lino Liuti, parte di un universo pi\u00f9 ampio e complesso, trovavano un senso ed una motivazione profonda in quanto parte di un viaggio, nella natura e fra gli uomini, nella loro storia o sulle tracce di questa; ed il viaggio \u00e8 essenzialmente un cammino: quando non si arrampicava, perci\u00f2, si camminava, spesso si correva per montagne. Per Lino tutto il territorio era percorribile, me lo insegn\u00f2 da subito.<br \/>\nAveva seguito con un&#8217;attenzione tutta particolare la nascita della G.E.A. tosco-emiliana che si era fermata, proprio in quegli anni, alle porte del nostro Appennino; a lungo ne fantastic\u00f2 (dopo due CamminaItalia non \u00e8 forse questo il verbo pi\u00f9 adatto) una espansione attraverso tutta la penisola. Si mise dunque presto a disposizione della Sezione e delle Comunit\u00e0 Montane interessate, progettando il tratto pesarese di quel &#8220;sentiero portante&#8221;, con un occhio alle sue prime montagne ed un altro agli amati Sibillini.<br \/>\nL&#8217;attrazione esercitata su di Lui dai tanti splendidi eremi dei nostri monti ma anche dai pi\u00f9 semplici ruderi, dalle tracce di antichi sentieri lastricati o, addirittura, da toponimi inconsueti (non dimentico una laboriosa quanto improbabile deviazione verso una Fonte della Gingualdese dal sapore cos\u00ec medievale\u2026) lo port\u00f2 ad immaginare percorsi tematici, veri e propri sentieri dello Spirito che io andavo tracciando su certe vecchie IGM, sempre a disagio nello zaino tra un&#8217;arancia ed un binocolo.<br \/>\nQuanti ritardi regala, quanta pazienza pretende e comprensione estorce un alpinista ai propri cari! Le terre alte insomma ci rapivano dalle nostre case, ci portavano via dalle nostre famiglie; i rientri, quelli erano comunque gioiosi e pieni di promesse: salire presto di nuovo lass\u00f9 e vedere, conoscere ancora. Teresa, Alessandro: l&#8217;ultima tappa in quelle valli era sempre un forno per un buon pane di legna da portare a casa, una fonte dove rifornirsi d&#8217;acqua, a volte una macelleria di carne equina \u2026 perch\u00e9 \u00e8 in arrivo il bambino. Piccole, dolci richieste di perdono.<br \/>\nQuello che segu\u00ec fu uno strano inverno, almeno dalle nostre parti: nevic\u00f2 in Ottobre e poi in Novembre, ripetutamente, poi un&#8217;abbagliante alta pressione domin\u00f2 a lungo sul nostro Appennino; ci dedicammo perci\u00f2 all&#8217;attrezzatura di una nuova palestra di arrampicata, al Furlo, in alto sul Pietralata.<br \/>\nIl 15 Febbraio accompagnai lass\u00f9 Lino e Lui vi arrampic\u00f2 tutto il pomeriggio; doveva essere una sorpresa per Lui ma, soprattutto, quello era un nuovo esame per me e per gli altri ragazzi che avevano collaborato a quel lavoro: volevamo un Suo parere, di pi\u00f9, una valutazione sull&#8217;impegno delle salite ed un giudizio sulla bont\u00e0 delle protezioni poste in opera su quel piccolo ma per noi straordinario scudo roccioso. Davanti al crepuscolo infuocato, vigilia di un brusco ritorno del maltempo che avrebbe portato tanta nuova neve sulle montagne, Lino, stanco ma divertito, sedette a lungo, lo zaino sulle spalle: poche parole su quel lavoro ma tante sul futuro, su nuovi progetti e programmi per il Gruppo, date, mete, obiettivi, fino a Giugno almeno, fino all&#8217;estate \u2026<br \/>\n13 Marzo 1988 Monte Catria: le 4.00 del mattino, un&#8217;auto si lascia alle spalle il Monastero di Fonte Avellana ancora immerso nel sonno; siamo in cinque a salire nella neve, sempre pi\u00f9 profonda, sempre pi\u00f9 pesante, alla luce fioca delle frontali. Non fa freddo ed un vento fortissimo da ovest ci schiaffeggia a lungo finch\u00e9 non ci infiliamo nella forra; siamo alla Balza dell&#8217;Aquila, Lino ed io conosciamo il posto, siamo gi\u00e0 discesi, altre due volte, in quel fascinoso budello verticale. Si \u00e8 fatto giorno.<br \/>\nSpalle al vento, la nuvola che comprime il bosco spoglio, Lui guarda nell&#8217;obiettivo.<br \/>\nCon la prima doppia siamo dentro, un meandro di neve e di ghiaccio; alto, sopra di noi, l&#8217;intero fianco del monte fonde sotto la sferza del &#8220;garbino&#8221;; andiamo gi\u00f9, sempre pi\u00f9 acqua accanto a noi nel vuoto, gli occhi in alto dopo ogni crollo, fragoroso, di stalattiti.<br \/>\nNon guarda in macchina, Lino, in quest&#8217;ultima foto; il capo chino, sembra assorto, concentrato nell&#8217;azione.<br \/>\nSono le 10.00 quando lancio le corde in quel salto e mi lascio scivolare gi\u00f9; poi \u00e8 la volta di Paola e di Alberto. Poi \u00e8 il dramma di Sergio e l&#8217;eroismo di Lino. Se Sergio pare assopirsi, Lino ci viene strappato via, \u00e8 un corpo a corpo con qualcosa di pi\u00f9 grande, di pi\u00f9 forte.<br \/>\nIn quei pochi minuti si consumano, con la tragedia, due belle esistenze, perdiamo due amici, sembra finire tutto; il tempo stesso, ormai inutile, scivola via lontano, inesorabilmente fuori di noi, smarrito in una pericolosa quiete di pensieri \u2026 ma dobbiamo scuoterci, reagire, vivere: ce la facciamo. Nella forra lascio anche un po&#8217; di me stesso.<br \/>\nIl 23\/12\/88 il Presidente della Repubblica conferiva a Lino Liuti la medaglia d&#8217;oro al valore civile alla memoria.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>MONTE CATRIA &#8211; UNA STORIA di Stefano Cioppi Parlare di Lino LIUTI (Castelferretti 22.03.1947 \/ Monte Catria 13.03.1988) \u00e8 come raccontare un pezzo di vita, della Sezione di Pesaro e mia e insieme fissare, magari semplicemente su un foglio di carta, qualcosa che ha avuto i caratteri di un&#8217;apparizione o di una meteora forse, un&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[15],"tags":[],"class_list":["post-4381","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-iniziative","category-15","description-off"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.castelferretti.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4381","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.castelferretti.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.castelferretti.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.castelferretti.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.castelferretti.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4381"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.castelferretti.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4381\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4382,"href":"https:\/\/www.castelferretti.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4381\/revisions\/4382"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.castelferretti.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4381"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.castelferretti.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4381"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.castelferretti.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4381"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}