{"id":5300,"date":"2022-09-11T17:51:46","date_gmt":"2022-09-11T17:51:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.castelferretti.it\/?p=5300"},"modified":"2022-09-21T17:46:11","modified_gmt":"2022-09-21T17:46:11","slug":"il-18-settembre-1860","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.castelferretti.it\/index.php\/2022\/09\/11\/il-18-settembre-1860\/","title":{"rendered":"Il 18 settembre 1860"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-size: 24pt;\">Il 18 settembre 1860<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>I precedenti<\/strong><\/p>\n<p>Nei primi di settembre del 1860, due corpi d&#8217;armata italiani (IV\u00b0 e V\u00b0) si raccoglievano sui confini settentrionali delle provincie rimaste allo Stato della Chiesa dopo i moti del 1859: il IV\u00b0 (luogotenente generale Cialdini) lungo la costiera adriatica accennava alle Marche; il V\u00b0 (luogotenente generale Della Rocca) nella provincia di Arezzo, con truppe avanzate in Val Tiberina, minacciava l&#8217;Umbria. In tutto circa 32 mila uomini, con un&#8217;ottantina di pezzi da campagna. L&#8217;Appennino separava queste masse. Il generale Fanti, ministro della guerra, ebbe il comando in capo dei due corpi che si denominarono &#8221; Armata di operazione dell&#8217; Umbria e delle Marche&#8221; .<\/p>\n<p>A fianco alle vecchie truppe sarde vi erano soldati giovani, volontari, accorsi a dar vita a quel meraviglioso organismo di guerra formato tra la fine della campagna del 1859 ed il Marzo del 1860, che fu l&#8217;esercito della, Lega, dell&#8217;Italia centrale: ai difetti inevitabili in codeste milizie, ordinate da pochi mesi appena, suppliva un fortissimo spirito di patriottismo e di emulazione. Il piccolo esercito pontificio doveva in tutto ascendere a circa 23 mila uomini. In realt\u00e0 nel settembre del 1860 non ne contava, pi\u00f9 di 20 mila.<\/p>\n<p>Erano milizie assoldate straniere ed indigene, le prime composte in massima parte di svizzeri, francesi ed austriaci: di esse non si potevano adoperare in guerra campale pi\u00f9 di 16 mila uomini con 30 cannoni. Le rimanenti truppe stavano sparpagliate nei presidi; in Roma teneva guarnigione la divisione francese Goyon. Aveva accettato il supremo comando delle milizie papali, fin dall&#8217;Aprile di quell&#8217;anno, il generale francese La Morici\u00e8re, veterano delle guerre d&#8217;Africa e noto in ItaIia, dal 1848, per aver rifiutato allora il comando dell&#8217;esercito sardo prima dello Chrzanowski. Nella fiducia di dover fronteggiare moti interni piuttosto che far guerra contro truppe regolari (in quest&#8217;ultimo caso confidava nei soccorsi di Francia e di Austria), il generale La Morici\u00e8re aveva suddivisa la sua piccola armata in tre brigate mobili, di circa 3000 uomini ognuna, con una riserva.<\/p>\n<p>La brigata del generale Pimodan ai primi di settembre era attorno a Terni; quella del generale Schmid nelle adiacenze di Perugia; quella del generale De Courten presso Macerata; la riserva infine (colonnello Cropt) a Spoleto. Tale era la situazione il 10 settembre 1860. Alla notizia dell&#8217;appressarsi delle truppe nostre, Urbino, il MontefeItro, Fossombrone, Pergola, Pesaro, Monteleone d&#8217;Orvieto, Ficulle e Citt\u00e0 della Pieve insorsero contro il dominio papale. Il 9 settembre il generale Fanti spediva al generale La Morici\u00e8re l&#8217;avviso di aver avuto ordine dal Re di occupare tosto le Marche e l&#8217;Umbria, qualora le truppe pontificie avessero usato le armi nel reprimere i moti popolari.<\/p>\n<p>Il d\u00ec appresso il conte della Minerva consegnava al cardinale Antonelli in Roma una nota del conte di Cavour che conteneva la medesima intimazione: l&#8217;AntonelIi rispose con un rifiuto. Il giorno 11 le truppe pontificie della brigata De Courten, partite da Macerata fino dal 9 alla volta delle terre del Montefteltro, generosamente sollevatesi, reprimevano a forza i moti di Fossombrone: la brigata Schmid si disponeva , far opera di reazione verso Citt\u00e0. della Pieve ed Orvieto. Ma nello stesso mattino dell\u201911 le truppe sarde passavano la frontiera pontificia. Il IV\u00b0 Corpo si avanz\u00f2 con due delle sue divisioni (4<sup>a<\/sup> e 7<sup>a )<\/sup> per la strada del litorale adriatico, da Rimini a Pesaro, e con l&#8217;altra (13<sup>a<\/sup>), per la strada pi\u00f9 interna degli Appennini, da, Saludecio ad Urbino. Il V\u00b0 corpo d&#8217;armata si avanz\u00f2 in Val Tiberina da Arezzo su Citt\u00e0 di Castello. Il generale in capo dei pontifici aveva disegnato dapprima di disporsi tra Spoleto e Terni, per operare di l\u00e0 , con le forze riunite, contro le colonne separate degli italiani che procedevano dalla costiera adriatica e dalla Val Tiberina; ma fidando nei soccorsi d&#8217;Austria e di Francia, e ritenendo che le retrovie, il dominio di S. Pietro e la Comarca fossero al sicuro sotto il presidio delle armi francesi, decise da ultimo di appoggiarsi alla piazza di Ancona, in attesa degli sperati soccorsi stranieri.<\/p>\n<p>Il generale Fanti, disponendo di una considerevole superiorit\u00e0 numerica sull&#8217; avversario, risolvette, da sua parte, di stringere il nemico tra i due corpi d&#8217;armata operanti dall&#8217; Adriatico e dalla Valle Tiberina, staccandolo ad un tempo da Ancona e da Terni, ed assicurando, con il presidio delle armi nostre, le regioni che si erano sollevate sull&#8217;uno e sull&#8217;altro dei versanti dell&#8217;Appennino.<\/p>\n<p>L\u201911 settembre il generale Cialdini, con la 4<sup>a<\/sup> e la 7<sup>a<\/sup> divisione e con la speciale riserva del IV\u00b0 corpo d&#8217;armata che si era costituita, s\u2019avanz\u00f2 in direzione di Pesaro. Mand\u00f2 innanzi, come avanguardia, a circondare Pesaro da sud, il generale Griffini con i reggimenti Lancieri di Novara e di Vittorio Emanuele, un battaglione di bersaglieri e due pezzi rigati. Vi stava a difesa il colonnello Zappi con circa 1200 uomini. Giunto il grosso della colonna, la citt\u00e0 fu espugnata ed occupata nello stesso pomeriggio da tre battaglioni di bersaglieri, con artiglieria.<\/p>\n<p>Il presidio pontificio continu\u00f2 a difendersi nel castello fino alla mattina seguente; poi si arrese a discrezione. In modo consimile, senza incontrare grande resistenza, il generale Leotardi con le prime truppe della sua divisione (7<sup>a<\/sup>) e con il reggimento Lancieri di Milano s&#8217;impadron\u00ec di Fano, difesa, da circa 300 pontifici. Il 13 lo stesso generale Leotardi, giunto a Senigallia, ebbe notizie di una colonna nemica che teneva, i ponti a sud-ovest della citt\u00e0, e si avanz\u00f2 subito contro di essa per disperderla. Era la retroguardia della, brigata mobile De Courten, la quale, nel primo avviso dell&#8217;avanzata degli italiani, si era ripiegata da Fossombrone alla volta di Senigallia ed Ancona, lasciando indietro alcuni battaglioni a, distanza di una tappa. Lo scontro avvenne sulle colline di S. Silvestro presso Senigallia. Vi combatt\u00e9 con molto onore il reggimento Lancieri di Milano. La sera tronc\u00f2 l&#8217;inseguimento.<\/p>\n<p>Parve ora urgente al generale Cialdini di costringere le truppe pontificie a rinchiudersi in Ancona, e sbarrare la via ai soccorsi che il generale La Morici\u00e8re poteva portare loro dall&#8217;altro versante degli Appennini. Perci\u00f2 il comandante del IV\u00b0 corpo, affrettando la marcia pi\u00f9 che pot\u00e9, gir\u00f2 ad ovest di Ancona per Jesi, il 15 riusc\u00ec a spingere le sue prime truppe fino ad Osimo ed il 16 ad occupare le alture di Castelfidardo e delle Crocette, sulle strade che da Recanati e Loreto mettono capo a quella piazzaforte. Frattanto il generale Fanti era entrato alla testa del V\u00b0 corpo d&#8217;armata nell&#8217;Umbria.<\/p>\n<p>Un debole drappello pontificio rinchiuso in Citt\u00e0 di Castello fu costretto ad abbassare le armi. Poich\u00e9 seppe che il generale Schmid aveva lasciato Perugia per riassogettare Citt\u00e0 della Pieve e l&#8217;Orvietano insorti, il generale in capo delle truppe italiane affrett\u00f2 la mossa verso Perugia, mandando avanti, come avanguardia, una colonna leggera agli ordini del generale De Sonnaz. Il 14 la citt\u00e0, di Perugia si arrese ai nostri dopo ostinato e glorioso combattimento lungo le strade adducenti alla vecchia Rocca Paolina ed attorno a questa: la lotta fu sostenuta con molto valore dalla brigata granatieri di Sardegna e dal 16\u00b0 battaglione bersaglieri. Il 15 settembre il V\u00b0 corpo d&#8217;armata si concentr\u00f2 attorno Foligno. Intanto il generale La Moriciere, con la riserva ed una parte della brigata Schmid, era riuscito a valicare gli Appennini a Colfiorito, rivolgendosi per Tolentino e Macerata alla volta di Ancona; lo seguiva ad una tappa, di distanza 1a, brigata, del generale Pimodan. Tra i116 ed il 17 settembre queste due colonne riuscivano a compiere il loro concentramento sotto Loreto, in presenza delle truppe del generale Cialdini, di gi\u00e0 afforzate sulle alture di Castelfidardo.<\/p>\n<p>Il giorno 17 il generale Fanti avvi\u00f2 il grosso del V\u00b0 corpo d&#8217;armata, da Foligno verso Tolentino per la strada seguita dai pontifici: vi giunse il giorno 19. Il generale Brignone il giorno 16 era stato distaccato con il 3\u00b0 reggimento granatieri di Lombardia, il 9\u00b0 battaglione di bersaglieri e due squadroni, su Spoleto per espugnarne la rocca. Questa fu presa d&#8217; assalto il giorno 17. Dopo di ci\u00f2 il generale Brignone si rec\u00f2 il 20 a Terni e si spinse, per Narni, sino al Tevere. La 13<sup>a<\/sup> divisione (Cadorna) era destinata, a collegare il IV\u00b0 al V\u00b0 corpo d&#8217;armata per la strada interna degli Appennini, da Urbino a Cagli e Gubbio; il generale Fanti, poich\u00e9 fu chiara la mossa dell&#8217;avversario, la rimand\u00f2 al corpo del Generale Cialdini. Il 19 la divisione fece tappa a S. Severino Marche, mentre, come gi\u00e0 abbiamo detto, il V\u00b0 corpo d&#8217;armata giungeva a Tolentino.<\/p>\n<p>Frattanto i1 generale La Moriciere, riunite le sue truppe attorno a Loreto la sera del 17, volle tentare di aprirsi la strada di Ancona verso la confluenza dell\u2019Aspio con il Musone. Codesto movimento che doveva eseguirsi il mattino del 18 settembre diede luogo alla battaglia di Castelfidardo.<\/p>\n<p><strong>La giornata del 17 Settembre<\/strong><\/p>\n<p>Nella giornata del 17 le truppe del generale Cialdini sostarono per riposarsi ed apparecchiarsi a combattere. Era probabile che dovessero tener testa ad un doppio attacco, uno da Ancona, 1&#8217;altro da Loreto; ma il fatto dell&#8217;essere riuscito il generale Cialdini ad interporsi tra queste due localit\u00e0 , sul1a linea pi\u00f9 breve che le congiunge, gli facilitava il compito quando avesse proceduto ad un opportuno afforzamento delle colline fra Aspio e Musone su ambe le fronti, tenendovi le forze raccolte e limitandosi a semplici osservazioni sugli altri punti. Quanto all&#8217;attacco da sud, bench\u00e9 ritenesse come pi\u00f9 probabile 1&#8242; ipotesi che i pontifici tendessero, riuniti, ad aprirsi la via verso Ancona, procedendo da Loreto contro le alture che si elevano tra Castelfidardo e le Crocette, il generale Cialdini non escludeva la probabilit\u00e0 che essi mirassero invece verso le alture di Osimo.<\/p>\n<p>Pertanto nella giornata del 17 egli fece addensare le difese tra le due anzidette localit\u00e0, di Castelfidardo e le Crocette. I ponti di Loreto sul Musone e sul Vallato erano gi\u00e0, stati rotti nei giorni precedenti. N\u00e9 minori cure ebbe 1&#8217;assetto difensivo della fronte volta all&#8217;Aspio, coll&#8217;afforzamento dei gruppi di S. Roccbetto e dell&#8217;Abbadia, e con un gruppo avanzato (brigata Como, con artiglierie da posizione) al quadrivio di S. Biagio. La sera del 17 e nel corso della notte, le truppe della 4<sup>a<\/sup>, della 7<sup>a<\/sup> divisione e della riserva del corpo d&#8217;armata vennero a prendere posto nell&#8217;ordine che segue:<\/p>\n<p><strong>Fronte sud <\/strong><\/p>\n<p>Nucleo difensivo delle Crocette. &#8211; A mezzod\u00ec del villaggio, fronte ai ponti di Loreto, la 4<sup> a<\/sup> batteria da, 16 dell&#8217;8\u00b0 reggimento artiglieria, addetta alla riserva; pi\u00f9 innanzi, presso al poggio che sovrasta ai cascinai de Campanari, la 2<sup>a<\/sup> batteria da 8 del 5\u00b0 reggimento artiglieria; tra le due batterie, i tre primi battaglioni del 26\u00b0 reggimento fanteria. La brigata Regina in riserva, ad occidente delle Crocette. Il quartiere generale della 4<sup> a<\/sup> divisione alle Crocette.<\/p>\n<p>Nucleo difensivo di Castelfidardo. &#8211; A met\u00e0 strada fra Loreto e Castelfidardo, a cavallo della via, la 6<sup>a<\/sup> batteria di obici da 15 del 5\u00b0 reggimento artiglieria, e sulla destra di essa una sezione della 5<sup>a<\/sup> batteria del 5\u00b0 reggimento. Davanti all&#8217;artiglieria, i tre primi battaglioni del 2\u00b0 reggimento fanteria, fronte ai ponti di Loreto. Il quartiere generale del IV\u00b0 corpo d\u2019armata, con il comando della brigata Bergamo ed il 4\u00b0 battaglione dell&#8217;anzidetto reggimento, in Castelfidardo.<\/p>\n<p>Posti avanzati. &#8211; Al ponte del Molino sul Vallato, l\u201911\u00b0 e 12\u00b0 battaglione di bersaglieri con due pezzi (coperti da uno spalleggiamento) della 5<sup>a<\/sup> batteria del 5\u00b0 reggimento artiglieria. Alla Santa Casa di Sopra, il 26\u00b0 battaglione di bersaglieri.<\/p>\n<p>Linea d\u2019osservazione. &#8211; I reggimenti lancieri di Milano e di Vittorio Emanuele (8 squadroni) a monte dei ponti di Loreto sul Musone e sul Vallato; tre squadroni del reggimento lancieri di Novara nella regione pianeggiante davanti ai Campanari.<\/p>\n<p>Posti di segnalazione. &#8211; A Castelfidardo ed alle Crocette. A queste occupazioni avanzate, oltre che sbarrare il pi\u00f9 breve percorso da, Loreto ad Ancona, cio\u00e8 le strade di Castelfidardo e de11e Crocette, dalla qual parte si attendeva come pi\u00f9 probabile 1&#8242; avanzata dei pontifici, spettava anche il compito di osservare i passaggi del Musone pi\u00f9 a valle verso la marina. Nuclei difensivi di Osimo, S. Sabino ed Abbadia. &#8211; sulla destra della fronte dinanzi descritta, nuclei difensivi erano ad Osimo, S. Sabino ed Abbadia, costituiti da, truppe della brigata Savona, comandata dal colonnello brigadiere Regis. In Osimo, preparato a difesa, erano il comando della 7<sup>a<\/sup> divisione, due battaglioni del 23\u00b0 reggimento, sostituiti nella notte dal 17 al 18 da due battaglioni del 16\u00b0. A S. Sabino due battaglioni del 15\u00b0 reggimento fanteria, con il comando della, brigata Savona.. Alla Badia i rimanenti due battaglioni del 15\u00b0 reggimento fanteria, con il parco divisionale di artiglieria. La 1<sup>a<\/sup> batteria del 5\u00b0 reggimento artiglieria era divisa per sezioni fra i tre nuclei; ad Osimo erano pure quattro pezzi della 4<sup> a<\/sup> batteria del 5\u00b0 reggimento artiglieria, che poi andarono a raggiungere al quadrivio di S. Biagio il resto della propria batteria che era col\u00e0 con la brigata Como. Infine, ancora pi\u00f9 a destra, a Torre di Jesi, rimasero a presidio degli accessi da Filottrano ed a custodia delle comunicazioni con Jesi, i rimanenti due battaglioni del 16\u00b0 reggimento fanteria.<\/p>\n<p><strong>Fronte Nord. <\/strong><\/p>\n<p>Per opporsi, fronte verso 1&#8217;Aspio, ad un eventuale attacco del presidio di Ancona, il generale Cialdini aveva occupato S. Rocchetto ed il Quadrivio di S. Biagio. Il nucleo della Badia, doveva servire di collegamento fra i due. Con tali occupazioni si intercettavano le due principali comunicazioni provenienti da Ancona, per Camerano e la vallata della Baracola. Nucleo difensivo di S. Rocchetto. &#8211; Vi era disposto il 4\u00b0 battaglione del 26\u00b0 reggimento fanteria con la rimanente sezione della 5<sup> a<\/sup> batteria del 5\u00b0 reggimento artiglieria. Questo nucleo fu poi rinforzato da uno squadrone del reggimento Lancieri di Novara e dal 6\u00b0 e 7\u00b0 battaglione di bersaglieri, provenienti dalle Crocette.<\/p>\n<p>Nucleo difensivo del Quadrivio di S. Biagio. &#8211; L&#8217;intera brigata Como agli ordini del colonnello brigadiere Cugia, con la 4<sup> a<\/sup> batteria da 8 del 5\u00b0 reggimento artiglieria, la 3<sup> a<\/sup> batteria da 16 del 5\u00b0 reggimento artiglieria, ed uno squadrone dei Lancieri di Vittorio Emanuele.<\/p>\n<p>Posti avanzati. &#8211; Al ponte delle Ranocchie, distrutto, un battaglione del 23\u00b0 reggimento fanteria, con una sezione della 4<sup> a<\/sup> batteria del V\u00b0 reggimento artiglieria.<\/p>\n<p>Posti d\u2019osservazione. &#8211; Poggi di Offagna e dorsale di Case Galli, sul versante verso 1&#8242; Aspio, dominanti per ampio tratto le provenienze da Val di Baracola. In sostanza: nel settore di Ponte Molino, Crocette, Castelfidardo rimpetto agli accessi da Loreto, erano disposti 18 battaglioni di fanteria o di bersaglieri, 10 squadroni e 22 pezzi; nelle rimanenti sezioni della fronte verso sud, 4 battaglioni e 4 pezzi; lungo la fronte verso Ancona erano collocati i restanti 13 battaglioni di fanteria o bersaglieri, 2 squadroni e 16 pezzi. Nonostante la brevissima distanza che separava le due parti, i nostri non avevano che scarse e contraddittorie notizie sui pontifici, tanto pi\u00f9 che l&#8217;esplorazione si era ristretta alla riva sinistra del Musone. Il terreno fitto e boschivo della vallata e gli alti argini toglievano di veder lontano dal sommo degli osservatori. Al colonnello brigadiere Avogadro di Casanova era giunta in Castelfidardo la notizia che i pontifici attendevano a trincerarsi sui poggi di Loreto; altri riferivano che, forti di 12 mila uomini, essi si apparecchiassero ad attaccare le colline tenute dai nostri. Alcuni informatori del luogo accertavano che i guadi a valle dei ponti di Loreto erano facili al transito, contrariamente a quanto risultava dalla ricognizione che il luogotenente colonnello Piola Caselli ne aveva fatto nella notte dal 16 al 17. Perci\u00f2 il generale Cialdini, persistendo nel proposito di non allargarsi maggiormente verso il piano della marina, si limit\u00f2 da questa parte ad ordinare una pi\u00f9 attiva vigilanza e a far rinnovare la ricognizione dei guadi.<\/p>\n<p>Pertanto, all&#8217;alba dell&#8217;indomani 18, il 26\u00b0 battaglione di bersaglieri, posto a guardia della S. Casa di Sopra doveva occupare anche la S. Casa di Sotto, al piede delle colline: il 12\u00b0 battaglione bersaglieri doveva rinforzare le vedette e le pattuglie che aveva disteso tra il ponte del Molino e la costa. Il luogotenente colonnello Piola Caselli, scortato da reparti dell&#8217;11\u00b0 e del 12\u00b0 battaglione di bersaglieri, doveva infine, durante la notte, rettificare la posizione degli avamposti al Musone e riconoscere nuovamente i guadi. A cos\u00ec stretto contatto con 1&#8217;avversario, non potevano in quel giorno mancare gli allarmi. Prima del tramonto, mentre lo scaglione guidato dal generale Pimodan, ed aspettato con impazienza, non era ancora giunto, i pontifici videro dai poggi di Loreto alcuni movimenti di truppe nostre lungo le colline di Castelfidardo. Per i campi papalini corse voce che quelle s&#8217;apparecchiassero all&#8217;attacco.<\/p>\n<p>Occorreva subito accertarsene; perci\u00f2 una ricognizione di dragoni s&#8217;avvi\u00f2 in gran furia alle scoperte, contro al ponte sul Musone. Fu accolta da una scarica di mitraglia; i dragoni voltarono le groppe, traendosi dietro due feriti. Poco prima 1&#8217;attenzione del generale Cialdini era stata attratta alla fronte settentrionale: dopo le ore 3 del pomeriggio, una punta di pontifici, che poteva ritenersi una testa d&#8217;avanguardia, non pi\u00f9 forte di duecento uomini, con pochi dragoni e due pezzi, apparve sui Piani dell&#8217;Aspio; esit\u00f2 ivi alcun poco come per orientarsi e ripieg\u00f2 poi dietro le alture di Camerano. Gli indizi che, a grado a grado, i nostri ebbero in questo pomeriggio sull&#8217;una e sull&#8217;altra delle fronti, mentre accennavano adunque alla, possibilit\u00e0 di un doppio attacco, facevano indurre che questo si sarebbe manifestato sulla parte orientale soltanto della zona collinosa, cio\u00e8 a cavallo della direttrice principale da Loreto ad Ancona.<\/p>\n<p>Fu allora che, importando al generale Cialdini di raccogliere altre forze a portata delle alture di Castelfidardo, mand\u00f2 1&#8217;ordine al 16\u00b0 reggimento fanteria, a Torre di Jesi, d&#8217;inviare due battaglioni ad Osimo, a rilevare il 23\u00b0 reggimento di fanteria, il quale, come abbiamo detto, nella notte dal 17 al 18, fu mandato al Quadrivio di S. Biagio. La flotta italiana aveva saputo cogliere, in questo momento, un&#8217;opportuna occasione per cooperare efficacemente all&#8217;azione dell&#8217;esercito. Era salpata dalle acque di Napoli l\u201911 settembre, agli ordini del contrammiraglio Pellion di Persano. Si aspettava che tra il 15 e il 18 giungesse davanti ad Ancona per costringere quel presidio mobile pontificio a non abbandonare la piazza. Protette dal1a flotta, navigavano con essa le navi onerarie che recavano il grosso parco d&#8217;assedio allestito nel porto di Genova. Le truppe destinate a servirlo erano giunte il 16 a Jesi. La flotta austriaca aveva fatto crociera pochi giorni prima lungo le acque del litorale anconitano. Premeva perci\u00f2 d\u2019interrompere immediatamente le comunicazioni per mare fra Trieste ed Ancona, affinch\u00e9 nessun soccorso potesse giungere alla piazza da quella parte.<\/p>\n<p>In questa, attesa, fin dal mattino del 16, il generale Cialdini aveva mandato informatori sull\u2019alto della costiera di Sinigaglia per avvisarlo in tempo dell&#8217;arrivo delle navi. Queste furono avvistate all&#8217;alba del 17. Ne sbarc\u00f2 subito il contrammiraglio Persano per recarsi ad Osimo a prendere gli accordi col generale Cialdini circa la cooperazione della squadra davanti Ancona. Fu deciso che 1&#8217;indomani essa avrebbe fatto dimostrazioni nelle acque di quella piazza, per distogliere dalle offese contro le truppe del IV\u00b0 corpo d&#8217;armata i1 maggior nerbo del presidio pontificio.<\/p>\n<p>Pontifici. &#8211; Con sforzi degni di truppe provette, lo scaglione dei pontifici, guidato dal generale in capo La Moriciere, i1 mattino del 15 arriv\u00f2 a Macerata. Premeva di giungere presto alla costiera picena, allo scopo di imbarcare il tesoro da guerra per approvvigionare la piazza di Ancona, ed i bagagli pi\u00f9 interessanti da porre al sicuro dentro le sue mura. Donde la scelta della via pi\u00f9 lunga ma pi\u00f9 opportuna per Monte Lupone, Monte Santo, S. Maria di Potenza e Porto Recanati. Sorrideva pur sempre al comandante 1&#8217;esercito papale l&#8217;idea d&#8217;appoggiarsi ad Ancona ben munita per logorare i nostri e dar tempo agli sperati soccorsi stranieri di giungere. All\u2019alba de1 16 lo scaglione condotto dal generale in capo s&#8217;avvi\u00f2 da Macerata a Porto Recanati; quello del generale Pimodan lo seguiva ad una giornata di distanza. La piccola armata pontificia doveva raccogliersi a Loreto la sera del 17.<\/p>\n<p>Il 16, sul tramonto, il generale La Moriciere pervenne con i suoi alla costiera di Porto Recanati. Non vi trov\u00f2 le cannoniere della marina, che fin dal 14 aveva chiesto da Tolentino: la comunicazione telegrafica era stata interrotta. Fece allestire grosse barche pescherecce. Per fortuna, un battello a vapore con bandiera pontificia, il San Paolo, spiccato in crociera da Ancona gi\u00f9 per la costa picena, s\u2019accost\u00f2 alla spiaggia ed imbarc\u00f2 il tesoro di guerra. In gran furia si comp\u00ec il trasbordo, perch\u00e9 era corsa voce che gi\u00e0 Loreto fosse caduta in mano dei nostri, e perch\u00e9 il riflusso della marea poteva, di momento in momento, rimandare 1&#8217;opera urgentissima all\u2019indomani. Nel trambusto, anche il numerario che doveva provvedere ai giorna1ieri bisogni dell&#8217;armata pass\u00f2 a bordo del San Paolo. Questo salp\u00f2 che era gi\u00e0 notte, recando ad Ancona 250000 franchi e la bandiera di Lepanto, che era con lo scaglione del generale La Moriciere: egli aveva chiesto quel labaro al santuario di Loreto, perch\u00e8 per esso contava di rinnovare tra i suoi gli entusiasmi e la fede dei vecchi crociati. Ora premeva accertare le notizie relative a Loreto.<\/p>\n<p>La stessa sera uno squadrone di gendarmi agli ordini del capitano Palfy si avanz\u00f2 verso questa citt\u00e0, occupo 1&#8217;abitato, che era affatto sgombro, e si spinse fin verso i ponti del Musone. Ne fu ricacciato dalla mitraglia. Sulla mezzanotte il grosso della colonna raggiunse lo squadrone, e pose campo a sud di Loreto. Prima dell&#8217;alba del 17 i pontifici rettificarono le posizioni. Le linee degli avamposti dei due avversari non distavano pi\u00f9 di 1800 metri l&#8217;una dall&#8217;altra. Era noto ai pontifici che le strade da Loreto a Camerano ed Osimo erano precluse dagli italiani afforzati sulle colline, e che la loro flotta era comparsa sotto Ancona. Lo scaglione del generale Pimodan non era ancora giunto; le truppe estenuate e digiune avevano bisogno di viveri e di riposo; gli abitanti si rifiutavano di recare vettovaglie ai campi pontifici se non per denaro, e questo faceva assolutamente difetto, poich\u00e9 le casse da guerra erano salpate sul San Paolo. In questa critica situazione, al La Moriciere non restava che tentare di raggiungere Ancona, checch\u00e9 costasse. Esclusa l&#8217;idea di un attacco delle colline tra Castelfidardo e le Crocette, si trattava di guadagnare la via denominata del Monte d\u2019Ancona, che si distacca da Porto Recanati, guada il Musone poco a valle della confluenza con 1&#8217;Aspio, e quindi, per sentieri traversi, sale per Umana, Sirolo, Massignano e Poggio, ad Ancona, rasente alla ripa che scoscende al mare.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 gli italiani avevano lasciati sguarniti altri passaggi pi\u00f9 a monte, che pure adducono alla via del Monte d\u2019Ancona, il generale La Moriciere decise di profittarne, facendo marciare le truppe su larga fronte, col fermo intento di raggiungere quella via da pi\u00f9 parti, anche a costo del sacrifizio di qualcuna delle piccole colonne e delle impedimenti. Nel frattempo, era svanita ogni possibilit\u00e0 di cooperazione e di accordo fra le truppe del generale in capo e quelle del presidio mobile della piazza di Ancona. Il generale De Courten, per eseguire gli ultimi ordini che, fin dal 15, aveva avuto dal generale La Moriciere, di difendere cio\u00e8 la piazza e di uscirne per accorrere al cannone delle truppe sopravvenienti, aspettava notizie precise sulla marcia del grosso dei pontifici prima di muovere incontro ad essi. Poich\u00e9 dai nostri furono intercettate le comunicazioni telegrafiche, come abbiamo accennato, supplirono le crociere dei piccoli legni deporto: fu cos\u00ec che il San Paolo, all&#8217;alba del 17, rec\u00f2 in Ancona la notizia dell&#8217;arrivo dei pontifici a Loreto.<\/p>\n<p>Il generale Del Courten lasci\u00f2 il colonnello De Gady, con 2000 uomini a presidiare la piazza; con i rimanenti 1800 all&#8217;incirca e due batterie da campagna sal\u00ec sulle alture di Camerano; di 1\u00e0 mand\u00f2 alle scoperte una colonna leggera, quella che, come abbiamo gi\u00e0 visto, alle ore 3 del pomeriggio, comparve sui piani dell&#8217;Aspio. Nulla accennava a rumore di combattimento dalla parte di Loreto. Imbruniva. Inquieto per la crociera delle navi italiane, il generale De Courten decise di far ritorno ad Ancona: abbandonava cos\u00ec alla loro sorte le truppe dei generali La Moriciere e Pimodan. La sua marcia notturna fu segnalata dalle vedette della brigata Como, al Quadrivio di S. Biagio, le quali videro una lunga fila di lumi serpeggianti tra le pendici di Camerano e di Monte Umbriano. Il generale Pimodan, intanto, era giunto a Loreto sul far della sera con le truppe stanche, digiune; avevano marciato da una settimana tra i monti, a grandi tappe, senza tregua e senza mezzi adatti, da Narni e da Terni sino alle foci del Potenza. Dalle alture di Loreto il generale Pimodan pot\u00e9 a malapena abbracciare d&#8217;un solo sguardo le colline verdeggianti che erano di fronte, gremite d&#8217;armati. Il generale La Moriciere gli addit\u00f2 i bivacchi delle truppe e la strada del Monte d\u2019Ancona che si perdeva in riva al mare. Scese la notte.<\/p>\n<p><strong>LA GIORNATA DEL 18 SETTEMBRE La battaglia<\/strong><\/p>\n<p><strong>Prima fase: L&#8217;offensiva della colonna Pimodan alle Sante Case, Il combattimento dei bersaglieri (dalle ore 9:30 de1 mattino alle ore 14). <\/strong><\/p>\n<p>Prima dell&#8217;alba. Il generale Cialdini si rec\u00f2 da Castelfidardo alle Crocette; visito i bivacchi e le posizioni delle truppe nostre, impart\u00ec ordini e ricevette il rapporto della ricognizione del luogotenente colonnello Piola Caselli, che, accompagnato dal luogotenente Orero, e scortato da drappelli di bersaglieri, era disceso in quella notte gi\u00f9 per il Musone, lungo gli argini. Nulla accennava a preparativi d&#8217;attacco dalla parte dei pontifici. Il generale Cialdini ritorn\u00f2 a Castelfidardo per incontrarvi il commissario generale, avvocato Valerio, destinato a reggere, da Pesaro, il governo delle nuove terre. Alle 9:30 circa; mentre le truppe, deposte le armi, attendevano ad apparecchiarsi il rancio, partirono le prime fucilate dalle adiacenze delle case Arenici: la battaglia, che i nostri credevano oramai differiFin dal primo mattino, secondo gli ordini ricevuti, il capitano Barbavara di Gravellona, comandante del 26\u00b0 battaglione di bersaglieri, aveva spinta la 101<sup> a<\/sup> compagnia (capitano Fessia) ad occupare la Santa Casa di Sotto: di qui i bersaglieri dovevano spiare le mosse dei pontifici e segnalarle subito. Pi\u00f9 a valle, l\u201911\u00b0 bersaglieri aveva una compagnia (44\u00b0) oltre la confluenza dell&#8217;Aspio. Il mattino questa compagnia doveva essere sostituita da una del 12\u00b0 (47<sup> a<\/sup> capitano Della Casa). Un pugno di bersaglieri della 101<sup> a<\/sup> compagnia s&#8217;era disposto alle vedette presso alle Case Arenci, coperto dagli alberi e dai canneti. All\u2019improvviso, tra il fitto della coltura apparvero due compagnie di carabinieri svizzeri; i bersaglieri diedero l&#8217;allarme e si ripiegarono sugli argini, ove subito 1a 47<sup> a<\/sup> compagnia, dinanzi accennata, li sostenne: la 101<sup> a<\/sup>, lasciata la S. Casa di Sotto, accorse; le tre compagnie rimanenti del 26\u00b0 battaglione, col capitano Barbavara, s&#8217;apprestarono a scendere dalla S. Casa di Sopra, in appoggio alla 101<sup>a<\/sup> . Le due compagnie svizzere appartenevano all&#8217;avanguardia della colonna Pimodan. Sicuro oramai che gl&#8217;italiani non tenevano i guadi adducenti alla strada del Monte di Ancona, il generale La Moriciere aveva deciso di avviare le impedimenti per la strada migliore pi\u00f9 lontana che da Barderola, per Simia, conduce al guado di casa Camilletti, presso la confluenza dell&#8217;Aspio nel Musone.<\/p>\n<p>Fin dal primo mattino, secondo gli ordini ricevuti, il capitano Barbavara di Gravellona, comandante del 26\u00b0 battaglione di bersaglieri, aveva spinta la 101<sup> a<\/sup> compagnia (capitano Fessia) ad occupare la Santa Casa di Sotto: di qui i bersaglieri dovevano spiare le mosse dei pontifici e segnalarle subito. Pi\u00f9 a valle, l\u201911\u00b0 bersaglieri aveva una compagnia (44\u00b0) oltre la confluenza dell&#8217;Aspio. Il mattino questa compagnia doveva essere sostituita da una del 12\u00b0 (47<sup> a<\/sup> capitano Della Casa). Un pugno di bersaglieri della 101<sup> a<\/sup> compagnia s&#8217;era disposto alle vedette presso alle Case Arenci, coperto dagli alberi e dai canneti. All\u2019improvviso, tra il fitto della coltura apparvero due compagnie di carabinieri svizzeri; i bersaglieri diedero l&#8217;allarme e si ripiegarono sugli argini, ove subito 1a 47<sup> a<\/sup> compagnia, dinanzi accennata, li sostenne: la 101<sup> a<\/sup>, lasciata la S. Casa di Sotto, accorse; le tre compagnie rimanenti del 26\u00b0 battaglione, col capitano Barbavara, s&#8217;apprestarono a scendere dalla S. Casa di Sopra, in appoggio alla 101<sup>a<\/sup> . Le due compagnie svizzere appartenevano all&#8217;avanguardia della colonna Pimodan. Sicuro oramai che gl&#8217;italiani non tenevano i guadi adducenti alla strada del Monte di Ancona, il generale La Moriciere aveva deciso di avviare le impedimenti per la strada migliore pi\u00f9 lontana che da Barderola, per Simia, conduce al guado di C. Cami1letti, presso la confluenza dell&#8217;Aspio nel Musone.<\/p>\n<p>Due colonne, procedendo parallele, a monte di quella via, dovevano, l&#8217;una, quella di sinistra, attaccare 1&#8217;avversario di l\u00e0 dalle Case Arenici; 1\u2019altra, per le vie traverse tra la campestre delle Case Arenici e quella assegnata alle impedimenta, avvolgere e minacciare da tergo l&#8217;estrema sinistra nemica. Il generale La Moriciere affid\u00f2 al generale Pimodan il comando delle colonne di sinistra, forte di 5 battaglioni di fanteria, 2 squadroni di dragoni con drappelli di cavalleggeri e 2 batterie (8 cannoni e 4 obici), in complesso 3500 uomini di truppe, fra straniere ed indigene, reputate assai solide. Tenne per s\u00e9 il comando diretto de1la seconda colonna, composta di 4 battaglioni di fanteria (3 dei quali di linea esteri), del parco di artiglieria, di reparti d&#8217;Irlandesi di S. Patrizio, di gendarmi a cava1lo e di guide: in tutto 3300 uomini all\u2019incirca. Alla condotta della colonna carreggio, cui si aggiunse la piccola riserva di artiglieria pontificia (4 pezzi), fu preposto il volontario a cavallo Terouane. Il generale Pimodan lasci\u00f2 i campi di Loreto alle ore 8 e 30 del mattino. Le sue truppe erano digiune. Egli doveva passare il guado ed attaccare con azione subitanea la S. Casa di Sotto, stabilirvisi con fanteria ed artiglieria solidamente e. con un cambiamento di fronte a sinistra, preparare poi 1\u2019attacco della S. Casa di sopra, mentre la colonna guidata dal generale in capo doveva seguire a rincalzo, da tergo e da fianco.<\/p>\n<p>I carabinieri svizzeri, di cui abbiamo fatto cenno, dopo le prime fucilate intorno alle Case Arenici pervennero al guado di gran corsa. Non v&#8217;erano che 60 o 70 centimetri d&#8217;acqua: lo attraversarono a furia e vennero a far siepe fitta contro gli argini di sponda sinistra del Musone. Alle sei compagnie del battaglione carabinieri (maggiore Jeannerat) tenevano dietro il 1\u00b0 battaglione di cacciatori indigeni (Maggiore Ubaldini) ed il battaglione di tiragliatori franco-belgi o zuavi (Maggiore Becdelievre) . Il colonnello Corbucci fu preposto al comando di codesta schiera. Con i carabinieri si avanz\u00f2 subito una sezione di artiglieria di 1\u00e0 dal guado, spinta a braccia da un centinaio di Irlandesi del battaglione di S. Patrizio, venuti da Spoleto. Il ciglione del1&#8217;argine di riva sinistra la defilava dalla vista. Il 2\u00b0 battaglione cacciatori indigeni (Maggiore Giorgi), ed il 2\u00b0 battaglione di bersaglieri austriaci (Maggiore Fuckmann) erano ancora indietro in riserva, a sud del guado, ove erano pure la cavalleria ed i traini (tenente Ubaldini). Sulle dighe, tra i canneti, la mischia divamp\u00f2 presto furiosa. Stormeggiando, i carabinieri svizzeri si lanciarono contro la S. Casa di Sotto, seguiti dai tiragliatori franco-belgi, dai cacciatori del 1\u00b0 battaglione e dai due pezzi, condotti dal tenente Daudier.<\/p>\n<p>Bench\u00e9 colti da quel tempestare vivo e preciso della moschetteria di tre battaglioni pontifici , prima dagli argini, poi sul fianco e sul tergo dalle macchie folte di canneti e di giuncaglie, i bersaglieri della 47<sup>a<\/sup> e 101<sup>a<\/sup> compagnia contrattaccarono vigorosamente, alla baionetta. Soverchiati, travolti dall&#8217;onda crescente dei nemici che li avviluppavano da ogni parte, tra le insidie di quel terreno scuro e difficile, i bersaglieri proseguirono pertinacemente nella lotta, aggruppandosi in nuclei staccati. Il combattimento si spezzava in altrettanti singoli episodi. Il capitano Della Casa cadde alla testa dei suoi: la 47<sup> a<\/sup> compagnia si ripieg\u00f2 a gruppi verso la cascina Scaino, in direzione del 12\u00b0 battaglione; 1a 101<sup> a<\/sup> si ritrasse sulla S. Casa di Sotto, guarn\u00ec i1 fosso che la rasenta e s&#8217;apparecchi\u00f2 a difenderla. Il cortile della casa, 1e alte muraglie, i fienili, potevano dar buono appoggio a codesta difesa.<\/p>\n<p>Frattanto le rimanenti tre compagnie e del 26\u00b0 battaglione erano discese dalla S. Casa di Sopra alla volta di quella di Sotto, dopo avere aspettato alcun poco la 104<sup>a<\/sup> compagnia, che era alquanto pi\u00f9 arretrata. Due plotoni della 103<sup>a<\/sup> (sottotenente Curato) andarono in rinforzo della 101<sup>a<\/sup> nella difesa della S. Casa di Sotto e del fosso che la fiancheggia: le altre tre compagnie, al largo, cercavano di sventare l&#8217;avvolgimento dei pontifici verso le cascine Serranello di Mirano.<\/p>\n<p>La 104<sup>a<\/sup> compagnia (capitano Nullo) i lanci\u00f2 con impeto da quella parte, le baionette spianate: i due cannoni pontifici stavano gi\u00e0 per collocarsi in batteria al di l\u00e0 della S. Casa di Sotto: s\u2019appicc\u00f2 subito un&#8217;aspra mischia all&#8217;arma bianca tra bersaglieri da una parte e cannonieri pontifici ed irlandesi dall&#8217;altra, rincalzati poco dopo da una compagnia di carabinieri svizzeri, che il generale Pimodan aveva mandato in soccorso.<\/p>\n<p>Il capitano Nullo, ferito a morte, cadde prigioniero con pochi dei suoi: a furia di contrassalti i bersaglieri condotti dal luogotenente Canina lo strapparono dalle mani del nemico, con tutti i compagni di lui.<\/p>\n<p>In questo combattimento, ondeggiante con varia vicenda tra gli argini del Musone, il fosso e la S. Casa di Sotto, l&#8217;attacco dei pontifici, bench\u00e9 vigoroso, non ebbe la compattezza, che sarebbe occorsa in quella situazione, in cui premeva di giungere presto ad un risultato.<\/p>\n<p>Il 1\u00b0 battaglione di cacciatori indigeni s&#8217;era quasi sfasciato; il suo comandate fu sostituito dall&#8217;aiutante maggiore Azzanesi.<\/p>\n<p>Vi fu un momento in cui i carabinieri svizzeri ed i tiragliatori franco-belgi si trovarono colpiti a tergo da moschettate che venivano dalle linee retrostanti degli stessi pontifici. Corse voce che gl&#8217;indigeni del 2\u00b0 battaglione cacciatori avessero fatto fuoco a bella posta, per dispregio o per tradimento. Nella confusione, i carabinieri, lasciata una compagnia di scorta alla sezione di artiglieria, si erano ripiegati sulle dighe per appoggiarvisi. Il generale Pimodan invi\u00f2 aiutanti a rassicurare i suoi, tronc\u00f2 quindi le esitanze e form\u00f2 delle nuove colonne d&#8217;assalto.<\/p>\n<p>I carabinieri svizzeri in prima schiera; il 1\u00b0 battaglione di cacciatori indigeni ed il battaglione di tiragliatori franco-belgi a rincalzo; il maggiore Becdeli\u00e8vre doveva raccogliere e guidare codeste truppe a massa.<\/p>\n<p>Gli altri due battaglioni della colonna Pimodan, cio\u00e8 il 2\u00b0 cacciatori indigeni ed il 2\u00b0 bersaglieri austriaci, rimasero indietro coperti dagli argini. I due squadroni, agli ordini del maggiore Odescalchi, dovevano eseguire un avvolgimento pel terreno spacciato presso la confluenza dell&#8217;Aspio nel Musone. I due cannoni della S. Casa di Sotto aprirono il fuoco contro la S. Casa di Sopra per sostenere 1&#8217;attacco: altri sei pezzi, tra cannoni ed obici, si apprestavano a collocarsi accanto alla sezione. Attendeva a questo i1 tenente colonnello Blumensthil, comandante dell&#8217;artiglieria papale; ma incontrava difficolt\u00e0 gravi di terreno.<\/p>\n<p>Di fronte a questa nuova e pi\u00f9 poderosa riscossa dei pontifici, il 26\u00b0 battaglione, allo stremo di munizioni, dopo un&#8217;ultima difesa dietro al fosso e presso alla S. Casa di Sotto, si ripieg\u00f2 per la via campestre alberata che conduce alla S. Casa di Sopra, cedendo il terreno a palmo a pa1mo. In questo ripiegamento la 102<sup>a<\/sup> compagnia, meno impegnata nella mischia, aveva preceduto le altre per raccoglierle.<\/p>\n<p>Sicch\u00e8 i pontifici, vinta ogni resistenza oltre gli argini di riva sinistra del Musone, cambiarono fronte a sinistra e andarono a schierarsi in battaglia al piede delle colline della S. Casa. di Sopra.<\/p>\n<p>Frattanto, al primo allarme, tutte le truppe italiane sulle colline avevano riprese le armi. Il generale Villamarina, che era alle Crocette, udito 1&#8217;ingrossare del combattimento tra le boscaglie sottostanti, diede i primi ordini per portare soccorso ai bersaglieri.<\/p>\n<p>Sembrava dapprima che i pontifici volessero far dimostrazioni contro l&#8217;estremo fianco sinistro dei nostri, per obbligare a sguarnire la fronte; e perci\u00f2 soltanto il 1\u00b0 e 2\u00b0 battaglione del 10\u00b0 reggimento di fanteria, pi\u00f9 vicini alla strada delle Crocette, ebbero l&#8217;ordine di avviarsi alla volta della S. Casa di Sopra. Li seguirono a breve intervallo gli altri due battaglioni, con una sezione della 2<sup>a<\/sup> batteria del 5\u00b0 reggimento. Il ciglione delle alture, coperto da boscaglia, nascondeva codesti movimenti.<\/p>\n<p>Il generale Cialdini, da Castelfidardo, si rec\u00f2 di rapido galoppo sul luogo del combattimento dei bersaglieri. Erano circa le 11 del mattino.<\/p>\n<p><strong>Seconda fase: La controffensiva degl&#8217;italiani. L&#8217;azione del 10\u00b0 reggimento fanteria. (Dalle ore 11 alle ore 11,30)<\/strong>.<\/p>\n<p>Poco ad ovest della S. Casa di Sotto una collina, allora arata di fresco, sale con lieve ed uniforme pendio fino al poggio denominato di Monte d&#8217;Oro; una via campestre alberata ne percorre il dosso; in capo ad essa e la bianca Casa di Sopra, circondata in quel tempo, a settentrione e ad occidente, da macchie d&#8217;alberi finti ed alti che ne limitavano il campo di vista in queste due direzioni. Tali le posizioni contro cui s&#8217;apparecchiavano a montare all&#8217;assalto i pontifici con il generale Pimodan a1la testa.<\/p>\n<p>La lezione di artiglieria Daudier dalla S. Casa di Sotto raddoppi\u00f2 il suo fuoco. Tiragliatori franco-be1gi e carabinieri sopravanzarono d&#8217;un balzo il 1\u00b0 battaglione dei cacciatori indigeni; il breve spazio fu traversato a stormi, a sbalzi successivi, intervallati da soste brevi e frequenti per ripigliare lena e rinsaldare i nuclei sparsi.<\/p>\n<p>Dall&#8217;alto della S. Casa di Sopra e dal ciglione che le sovrasta i bersaglieri del capitano Barbavara aspettavano calmi la bufera che saliva: a colpi di moschetto, radi ma precisi, riuscirono far testa per poco tempo. Ma serrati da ogni parte, travolti in una lotta a corpo a corpo, a punta di baionetta, a ca1ci di fucile, tempestati dalla mitraglia pontificia, si ritrassero dalla S. Casa di Sopra tra le boscaglie oltre il cig1ione, di l\u00e0 dalla via campestre di Cascina Corraini.<\/p>\n<p>A quel punto giunsero correndo sul Monte d&#8217;Oro il 1\u00b0 e il 2\u00b0 battaglione del 10\u00b0 fanteria, mandati a quella volta dal generale Villamarina: li seguivano i due rimanenti battag1ioni dello stesso reggimento e la sezione della 2<sup>a<\/sup> batteria del 5\u00b0 artiglieria. L&#8217;angustia delle strade campestri e l&#8217;erta collinosa avevano alquanto ritardata la marcia di questi primi soccorsi.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, per pi\u00f9 di un&#8217;ora, i bersaglieri del 26\u00b0 battaglione avevano fatto testa all&#8217;avversario cinque volte maggiore, a prezzo di gravi perdite; nel ritirarsi sulle alture, anche il capitano Paolo Gusberti fu ucciso. Di cinque compagnie bersaglieri impegnate, tre avevano perso i loro capitani.<\/p>\n<p>Tosto che i due primi battaglioni del 10\u00b0 fanteria giunsero sul ciglione del Monte d\u2019Oro, il generale Cialdini ordin\u00f2 al tenente colonnello Bossolo, che li precedeva, di far lasciare gli zaini; indic\u00f2 loro i due cascinali sottostanti caduti in mano dei pontifici ed ordin\u00f2 di riconquistarli, alla baionetta. Al colonnello Avenati, comandante della brigata Regina, diede l\u2019ordine di guarnire con il 9\u00b0 reggimento il poggio di S. pellegrino, a guardia dei sottostanti passaggi sull\u2019Aspio; ai tre squadroni dei lancieri di Novara di apparecchiarsi ad operare nel piano; ad altri due pezzi della 2<sup>a<\/sup> batteria del 5\u00b0 reggimento di raggiungere la sezione gi\u00e0 partita, ed infine alla 4<sup>a<\/sup> batteria di cannoni da 16 dell\u20198\u00b0 reggimento (capitano Rizzetti) di tenersi pronta ad aprire il fuoco.<\/p>\n<p>Al grido poderoso di &#8220;Viva il Re&#8221; i fanti del 10\u00b0 reggimento si lanciarono gi\u00f9 dal ciglione verso la S. Casa di Sopra; si unirono ad essi i bersaglieri del capitano Barbavara a frotte, punti dal desiderio di porsi in testa della linea e riacquistare i perduti cascinali. In questa gara il grande ardore dei nostri era a mala pena padroneggiato dai capi.<\/p>\n<p>La 1<sup>a<\/sup> sezione della 2<sup>a<\/sup> batteria, condotta dal capitano Sterpone, venne di galoppo a collocarsi arditamente presso il ciglione delle alture, per battere la S. Casa di Sotto e la fanteria e l\u2019artiglieria pontificia che andavano addensandosi attorno ad essa.<\/p>\n<p>Tiragliatori franco-belgi e carabinieri svizzeri, annidatisi a stormi presso Casa Corraini, opposero un primo intoppo all\u2019assalto dei nostri.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 acerba e furiosa s\u2019appicc\u00f2 la zuffa attorno alla Casa di Sopra; carabinieri e tiragliatori vi si erano aggrappati tenacemente; li eccitavano nella resistenza il generale Pimodan, il maggiore Becdeli\u00e8vre ed il capitano Charette; un cannone (tenente Daudier) tratto su faticosamente a forza di braccia dagl\u2019Irlandesi di S. Patrizio aveva rinvigorito e consolidata codesta difesa. Bersaglieri e fanti del 10\u00b0 reggimento accerchiarono la Casa: le fiammate, alte e fumose, dei pagliai che s\u2019incendiavano, toglievano la vista dei singoli episodi.<\/p>\n<p>Respinti, i nostri ritornarono all\u2019assalto. La lotta si svolgeva con alterna vicenda. Il terreno interposto tra la Casa di Sopra, la via campestre di C. Corraini ed il ciglione, era seminato di caduti dell\u2019una e dell\u2019atra parte: fra i nostri, i capitani Cugia di S. Orsola e Scorticati ed il tenente Volpini della 10<sup>a <\/sup>fanteria. Il generale Pimodan, colto da due colpi di moschetto, si reggeva ancora sul cavallo per dare animo ai suoi.<\/p>\n<p>Frattanto, anche la seconda schiera dei pontifici, condotti dal generale in capo, era comparsa sul campo di battaglia. Era partita da Loreto dopo le 9 del mattino, formata in due scaglioni: uno, comandato dal tenete colonnello Alet, l\u2019altro dal colonnello Cropt. Il primo, che marciava alla testa, si componeva dei due battaglioni del primo reggimento fanteria estero, del parco di artiglieria, e di uno squadrone di cavalleggeri austriaci.<\/p>\n<p>Il secondo scaglione comprendeva il secondo battaglione del secondo reggimento di fanteria indigeno (maggiore Sparagana), il secondo battaglione del secondo reggimento di fanteria straniera (maggiore Bell) con uno squadrone di gendarmi e le ambulanze in massima parte someggiate.<\/p>\n<p>Queste truppe sfilarono da Loreto dopo la colonna Pimodan, che si era avviata per la strada di Casa Arenici; presero quindi la via campestre del Bozzo, per guardare il Musone pi\u00f9 a valle dell\u2019altra colonna e protette da essa.<\/p>\n<p>Oltrepassato il corso d\u2019acqua, le truppe guidate dal generale La Morici\u00e8re fecero fronte a sinistra verso le alture e si disposero in linea di colonne: in prima schiera i due battaglioni del reggimento estero, in riserva i rimanenti i due battaglioni della colonna, la cavalleria e le impedimenta. Non avevano ordini; forse soltanto quello di aspettare il momento opportuno per prendere senz\u2019altro la via del Monte d\u2019Ancona, tosto che il grosso carreggio fosse sfilato e fossero decise le sorti del combattimento sull\u2019alto del Monte d\u2019Oro.<\/p>\n<p>In questa attesa, impaziente, il generale La Morici\u00e8re ordin\u00f2 da prima al 2\u00b0 battaglione dei cacciatori indigeni e al 2\u00b0 battaglione dei cacciatori austriaci di soccorrere, l\u2019uno da destra e l\u2019altro da sinistra, la linea dei tiragliatori, dei carabinieri e degli altri cacciatori indigeni; poi mand\u00f2 ordine al maggiore Odescalchi, comandante del grosso della cavalleria pontificia (1\u00b0 e 2\u00b0 squadrone di dragoni indigeni, drappelli di cavalleggeri e di guide) rimasto ancora sulla destra del Musone, di passare il corso d\u2019acqua, per operare sul fianco dell\u2019avversario rimontando l\u2019Aspio; infine ai due battaglione del 1\u00b0 reggimento straniero ordin\u00f2 di avanzare in 1<sup>a<\/sup> linea a prendere il posto della colonna Pimodan, gi\u00e0 travolta nella mischia.<\/p>\n<p>Era tardi oramai: tempestate dall\u2019artiglieria nostra, le truppe della colonna La Morici\u00e8re si sfasciarono; il movimento del 1\u00b0 reggimento straniero accrebbe il trambusto; la cavalleria pontificia, superati a gran fatica gli argini, s\u2019era smarrita in un dedalo di boscaglie e dispersa; l\u2019artiglieria, attorno alla S. Casa di Sotto, era nell\u2019impossibilit\u00e0 di muoversi per le difficolt\u00e0 del terreno arato.<\/p>\n<p>La crisi precipitava; la Casa di Sopra cadeva alla fine nelle mani dei nostri. I pontifici furono ricacciati gi\u00f9 per le pendici sulle linee retrostanti, che gi\u00e0 oramai erano anch\u2019esse in scompiglio. Il terreno smosso ed i fossati fecero intoppo alla foga vittoriosa del 10\u00b0 reggimento. I quattro pezzi della batteria Sterpone allungarono i loro tiri oltre la Casa di Sotto; la quarta batteria dell\u20198\u00b0 reggimento, collocata sulle basse pendici del poggio di S. Pellegrino, prese a battere da fianco e disordinate linee retrostanti dell\u2019avversario, che andavano a rifascio.<\/p>\n<p>Oramai attorno alla Santa Casa di Sotto, i fanti del 10\u00b0 reggimento stavano per decidere dell\u2019ultimo episodio della giornata.<\/p>\n<p><strong>Terza fase: La crisi e l\u2019inseguimento (dalle ore 11,30 alle ore 14,00 pom.).<\/strong><\/p>\n<p>Le vicende del combattimento imponevano al generale La Morici\u00e8re di persistere nel suo disegno di raggiungere la piazza di Ancona con il meglio dei suoi e rinforzarla con essi, giacch\u00e9 ripiegare su Loreto, con truppe oramai cos\u00ec sfasciate, sarebbe stato esporle ad una capitolazione in rasa campagna.<\/p>\n<p>Diede gli ordini in questo senso: la fanteria doveva riordinarsi, protetta dalla cavalleria e dall\u2019artiglieria; gli sbandati raccogliersi sulla riva destra del Musone, rimpetto al guado di Cascina Camilletti, coperti dalle dighe, e procurare di arrivare di l\u00e0 sulla strada di Umana.<\/p>\n<p>Ma gli ordini non pervennero, perch\u00e9 delle guide cui erano affidati, taluna fu uccisa per via, tale altra si smarr\u00ec per il terreno scuro ed intricato.<\/p>\n<p>Vediamo che avveniva intanto presso la Casa di Sotto. Qui i nostri, incalzando i nemici, erano stati accolti da una fucilata fitta a bruciapelo dai fossati e dalle siepi circostanti. Si erano fermati. I bersaglieri austriaci del maggiore Fuckmann, traendo partito da questo indugio, contrassaltarono subito per dare aiuto ai tiragliatori franco-belgi ed ai carabinieri svizzeri, oramai logori dall\u2019aspro combattimento; ma fu breve sosta; accerchiati, travolti da ogni parte, i pontifici piegarono confusamente verso il grosso dell\u2019artiglieria del colonnello Blumensthil, trascinandosi dietro i due cannoni del tenente Daudier, i pi\u00f9 pertinaci nella lotta.<\/p>\n<p>Presso la Casa di Sotto e nel suo cortile, un pugno di tiragliatori e di carabinieri s\u2019era stretto attorno al generale Pimodan ferito: difese quell\u2019appiglio con accanimento ancor maggiore di quello spiegato nella lotta attorno alla Casa di Sopra. Infine i pontifici si arresero.<\/p>\n<p>L\u2019azione del 10\u00b0 fanteria dur\u00f2 presso che tre quarti d\u2019ora: quel reggimento ebbe gravi perdite: 3 ufficiali e 47 di truppa morti, oltre a 10 ufficiali e 92 uomini di truppa feriti.<\/p>\n<p>Dalla Casa di Sotto riconquistata, bersaglieri e fanti piombarono subito sul grosso dell\u2019artiglieria pontificia; il tenente Miguet, alla testa di alcuni bersaglieri e di un pugno di fanti del 10\u00b0 reggimento, si lanci\u00f2 su tre pezzi nemici; impacciati in quel terreno smosso, quei pezzi con i loro cassoni caddero preda degli assalitori.<\/p>\n<p>Gruppi di cannonieri, di zuavi, di carabinieri, di cacciatori e di Irlandesi, si impegnarono a frotte in una tremenda mischia spicciolata con i nostri: una bandiera trovavasi in mezzo ai pontifici. La rabbia dei caduti non cedeva neppure ai pietosi uffici dei soccorritori; alcuni feritisi levavano per vibrare stilettate a chi apprestava farmaci.<\/p>\n<p>La lotta che si era svolta sull\u2019estrema sinistra della fronte de nostri, non lasciava pi\u00f9 alcun timore di attacchi nemici su altre parti della fronte. A tergo, verso Ancona, il brigadiere Cugia, sul far del giorno, aveva occupato Camerano con il 23\u00b0 reggimento fanteria e quattro pezzi della 4<sup>a <\/sup>batteria del 5\u00b0 reggimento ed aveva saputo che il generale De Courten si era ripiegato la sera innanzi con tutte le sue truppe dentro la piazza d\u2019Ancona. Queste buone notizie erano giunte, durante il combattimento, al generale Cialdini, che dalle alture ad oriente del Crocette ne osservava le vicende. Merc\u00e8 la felice iniziativa del brigadiere Cugia, non restava ormai che occupare anche le colline di Massignano per precludere materialmente al La Morici\u00e8re ogni via di scampo verso Ancona.<\/p>\n<p>E perci\u00f2 al brigadiere Cugia il generale Cialdini mand\u00f2 subito l\u2019ordine &#8211; latore il capitano di stato maggiore Minonzi &#8211; di occupare Massignano con uno dei battaglioni gi\u00e0 disposti a Camerano e con lo squadrone dei lancieri di Vittorio Emanuele.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Frattanto il brigadiere Avenati, dal poggio di S. Pellegrino, scorgendo frotte di edifici affluire in rotta verso la costiera d\u2019Umana, alla testa del 9\u00b0 reggimento fanteria oltrepass\u00f2 di sua iniziativa l\u2019Aspio sopra un ponticello di legno per precludere la via ai fuggiaschi da quella parte. Al di l\u00e0 dell\u2019Aspio, la colonna si divise in due parti: l\u2019una, con due battaglioni condotta dal brigadiere Avenati, si diresse ai poggi ed all\u2019abitato d\u2019Umana; l\u2019altra, con le rimanenti sei compagnie del reggimento (due compagnie erano rimaste a presidiare Pesaro), agli ordini del colonnello Durandi, s\u2019avvi\u00f2 alla marina verso quel porto.<\/p>\n<p>Mentre cos\u00ec da settentrione si provvedeva a tagliare i nemici da Ancona, tra Aspio e Musone si sbarrava loro la strada alla volta di Loreto. I tre squadroni dei Lancieri di Novara, muovendo dai cascinali dei Campanari, girarono lungo il piede delle alture per lanciarsi alla carica sui pontifici accalcati tra Aspio e Musone: il 12\u00b0 e l\u201911\u00b0 battaglione bersaglieri seguirono subito il movimento della cavalleria avanzandosi dai ponti del Vallato e dalla Cascina Scaino; i tre battaglioni del 26\u00b0 fanteria, dalle Crocette, calarono verso Cascina Scaino; il 4\u00b0 battaglione del 26\u00b0 dai Piani d\u2019Aspio si rec\u00f2 alle Crocette a prendere il posto dei tre battaglioni che ne erano partiti.<\/p>\n<p>Dopo le ultime vicende alla Casa di Sotto la sbandata dei pontifici divent\u00f2 fuga. Invano tentarono di fare argine, dalle linee retrostanti, alcuni gruppi di soldati del 1\u00b0 reggimento di linea straniero: neppure questi avanzi delle guerre d\u2019Africa, di Crimea e d\u2019Italia ressero, bersagliati come erano dalla nostra artiglieria da fronte e da fianco.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 18 settembre 1860 &nbsp; I precedenti Nei primi di settembre del 1860, due corpi d&#8217;armata italiani (IV\u00b0 e V\u00b0) si raccoglievano sui confini settentrionali delle provincie rimaste allo Stato della Chiesa dopo i moti del 1859: il IV\u00b0 (luogotenente generale Cialdini) lungo la costiera adriatica accennava alle Marche; il V\u00b0 (luogotenente generale Della Rocca)&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[15],"tags":[],"class_list":["post-5300","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-iniziative","category-15","description-off"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.castelferretti.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5300","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.castelferretti.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.castelferretti.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.castelferretti.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.castelferretti.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=5300"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.castelferretti.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5300\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5791,"href":"https:\/\/www.castelferretti.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5300\/revisions\/5791"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.castelferretti.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=5300"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.castelferretti.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=5300"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.castelferretti.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=5300"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}